The Project Gutenberg EBook of L'Immorale, by Enrico Annibale Butti

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org


Title: L'Immorale
       Racconto

Author: Enrico Annibale Butti

Illustrator: Basilio Cascella

Release Date: May 29, 2009 [EBook #28993]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'IMMORALE ***




Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed
Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was
produced from images generously made available by The
Internet Archive/Canadian Libraries)









                      E. A. Butti.


                      L'Immorale.

                    [Illustrazione]


                       RACCONTO

            CON DISEGNO DI =BASILIO CASCELLA=.


                        MILANO

     LIBR. EDITRICE GALLI DI =C. CHIESA E F. GUINDANI=

          _Galleria Vittorio Emanuele, N. 17-80_

                         1894


Terza edizione riveduta e corretta dall'autore.

PROPRIET LETTERARIA.

Milano. Tip. Bernardoni di C. Rebeschini e C.




L'Immorale.




OPERE DI E. A. BUTTI.


ROMANZI E NOVELLE.


  _L'Automa_                                    L. 4 --
  _Un vittorioso_                                " 1 --
  _L'Anima_                                      " 4 --
  _L'Immorale_                                   " 3 --
  _L'Incantesimo._ (In corso di publicazione.)
  _Un ribelle._ (In preparazione.)
  _L'Eroe del domani._ (In preparazione.)


TEATRO.

  _Il Vortice_                                  L. 1 50
  _L'Utopia_                                     " 2 --
  _La cognata._ (In preparazione.)


VERSI.

  _Le dolorose_. (In preparazione.)


CRITICA.


  _N od n amori_ L. 3 50


  [Illustrazione]


  ALL'AMICO

  DOTTOR FRANCESCO GATTI

  PER RICONOSCENZA

          E. A. B.




  [Illustrazione]




_PREFAZIONE._


_Trovo opportuno di premettere alcuni brevi comenti al racconto_
L'Immorale, _oggi per la prima volta publicato in volume. Lo studio
psicologico che  inteso di svolgere, --per la sua indole non
volgare--quello che pi specialmente m' persuaso a non rifiutarlo,
bench sia un frutto giovenile, forse ingenuo in qualche particolare,
forse retorico e manierato in qualche altro, forse troppo incerto e
spesso trascurato nella forma. Non dunque per il racconto in s, che non
 pure il merito d'un'assoluta originalit, mi  parso di poter
ripresentare al publico questo lavoro, ma piuttosto per lo schietto
intento morale che lo informa, intento che appar raggiunto--sopra tutto
quando si consideri l'anno in cui fu scritto--con dei metodi estetici, i
quali, ancora oggi, sono molto discussi e misconosciuti dalla
maggioranza degli scrittori e dei lettori._

_La questione della morale nell'opera d'arte narrativa mi  gi occupato
pi volte, e fu soggetto d'un capitolo speciale nel mio libro di
critiche_ N od n amori _publicato su lo scorcio dell'anno 1892. Fin
dal tempo in cui spargevo su per i fogli letterar d'Italia le mie
opinioni estetiche, l'utilit d'una intenzione morale, nel romanzo come
nel dramma,  stata da me proclamata e difesa con tutte le forze e in
ogni occasione nuova mi si fosse venuta presentando. Ritornare ora sul
tema generale mi sembra dunque inutile; molto pi che coloro i quali
desiderano conoscere le mie idee in proposito, possono consultare il mio
libro nel quale  raccolto pressoch tutte le critiche da me stampate in
questi ultimi anni._

_Preferisco restringermi, in questa presentazione, alle considerazioni
sul metodo usato nella seguente novella per sviluppare acconciamente il
principio morale: metodo che  seguito poi con pi stretto rigore--se
non con miglior forma--ne_ L'Automa _e nel mio dramma_ Il Vortice: _metodo
che credo ancora (potr ingannarmi) il pi efficace per uno scrittore,
il quale voglia dimostrarsi sollecito nello stesso tempo della moralit
e della modernit dell'opera sua._

_Fra tutte le forme, onde s' voluto rivestire l'intendimento etico d'un
lavoro,  sempre parsa migliore quella che dsse_ chiaramente _il
concetto del premio al meritevole e della pena a chi aveva trascorso;
cio, alla realit della colpa, doveva corrispondere la realit della
condanna; come il lettore o lo spettatore avevan visto_ materialmente
_l'uomo commettere il delitto o compire l'azione generosa, era necessario
ne vedessero_ materialmente _la punizione o la remunerazione. Tutto
l'equilibrio tra le cause fisiche e gli effetti morali, o viceversa,
doveva per tal modo essere chiaro, manifesto, direi quasi, palpabile
nelle esteriorit della favola imaginata o, per ispiegarmi meglio, nelle
apparenze del fatto che si narrava._

_Il sistema era forse buono, perch era opportuno; ma  finito con
degenerare in una gherminella di cattivissimo genere tesa ai lettori
semplicioni in onta alla verit e alla dignit dell'Arte. Divenne, nelle
condizioni odierne di raffinamento filosofico e di coltura scientifica
sempre pi estesi, grossolano e arbitrario, urtante in pieno contro la
logica e la diretta osservazione della vita reale. Perdette cos la sua
unica ragion d'essere:--cio la forza di persuasione e quindi
l'efficacia d'insegnamento._

_Che valore  infatti oggigiorno, come dettato morale, la circostanza
fortuita d'una scoperta di reit in un personaggio colpevole, o il
ritorno finale alla felicit e all'agiatezza d'un personaggio buono e
generoso, perseguitato fino all'ultimo capitolo dal destino e dalla
malvagit de' suoi simili? Togliete la circostanza fortuita, che a una
mente a pena dirozzata appare sbito come una gratuita invenzione
dell'autore, e ogni insegnamento viene di per s stesso a cadere. Se il
Manzoni, ad esempio, avesse risparmiata la vita a don Rodrigo e avesse
fatto un po' pi coerente il suo Innominato,--ci che non era fuori del
possibile--certo la sorte de' suoi umili Promessi Sposi e della moralit
del suo romanzo sarebbe stata ben diversa da quella che fu. Ugualmente:
una miriade di buoni libri, raccomandati per lettura proficua alla
giovent, attinge la sua preziosa onest alla fonte della fantasia, non
a quella sana della verit; ci che diminuisce d'assai il loro valore
d'opere morali, se pur non lo distrugga, per noi che abbiamo studiato e
nei volumi dei positivisti e con le osservazioni quotidiane._

_Non  questo, no, il metodo che noi vogliamo assumere per dare forza
d'insegnamento etico ai nostri lavori. Esso ci arriva gi troppo
sfruttato dai predecessori, ed  omai divenuto, si pu affermarlo senza
tema, il privilegio dei componimenti scolastici e dei romanzi
d'appendice. E poi non  alle masse che l'artista si rivolge con
l'opera sua; ma a pochi cultori intelligenti ed educati, sopra i quali
un siffatto metodo non pu aver pi alcun fascino e alcuna forza di
persuasione. Perch dunque insistere in esso?_

_E perch (volendolo escludere, senza perci cadere nell'errore
fondamentale del verismo e un po' anche del naturalismo, che fu quello
di sfuggire ad ogni costo l'intento etico), perch non ricercare una via
nuova e diversa di salvazione? Forse che la moralit  una regola
astratta, ingegnosamente escogitata, arbitrariamente imposta, per
infonder la quale in un'opera d'arte occorre proprio un metodo
artificioso e determinato?_

_Ahim, se gli ortodossi della letteratura si prendessero il disturbo
d'occuparsi una volta tanto della questione morale, quale  posta nei
libri dei filosofi moderni, si persuaderebbero forse che per essere
moralisti in arte non  assolutamente necessario di fare della retorica
o del puritanesimo, come non  necessario d'ammannire al publico
favolette o favoloni ben combinati a edificazione degli uomini semplici
e dei fanciulli! Lo studio conscienzioso della vita nelle sue pi
schiette manifestazioni  prodigo d'ammaestramenti etici quanto nessuna
fantasia d'uomo sapr mai essere. La questione capitale  di studiare la
storia d'un fenomeno non soltanto nella sua visione pittorica o nella
sua curiosit e specialit di contingenze, ma ne' suoi motivi e ne' suoi
effetti pi lati e pi profondi._

_Allora la moralit dell'opera d'arte, sorretta da uno studio siffatto,
scaturir naturalmente dalle espressioni rappresentative dell'artefice,
senza bisogno alcuno di violentare la verit o di rivestirla goffamente
d'orpelli coreografici._

_A questi princip mi sembra appunto informata la presente novella.
Cercher di dimostrare l'asserto, quasi immodesto, il pi brevemente che
mi sia possibile._

_Se per tutti gli sforzi umani si pu dire con sicurezza ch'essi non
sono se non una tendenza faticosamente attiva al raggiungimento d'un
benessere personale, che si chiama comunemente_ la felicit,--_a maggior
ragione si pu questo affermare degli sforzi di coloro i quali, traviati
da soverchia passione o da libidine immane di godimento, giungono a
sfidare e a calpestare la morale e la legge, dirigendosi verso la mta
agognata per tenebrosi sentieri. Non  gi al crimine, o alla semplice
trasgressione che teoricamente si rivolgono i loro sforzi;  noto a
qualunque persona sensata ch'essi tendono in vece alle utilit o al
piacere che da quella trasgressioni o da quel delitto dovrebbero
direttamente conseguire._

_Questa  l'opinione volgare. Ora io affermo che anche l'opinione delle
persone di buon senso s'arresta a met strada nella ricerca dello scopo
finale dell'atto, poich dimentica come ogni bene o diletto sensibile
non abbian valore alcuno se non in quanto acquetano in noi quel bisogno
di sodisfazione, che ne  acceso il desiderio._

_La ricchezza, gli onori, il credito, la supremazia, la gloria, e
perfino gli stessi allettamenti sensuali e sentimentali dell'amore sono,
 vero, i miraggi luminosi che ingannano la credula e ristretta ragione
degli uomini, affaccendandoli tutti quanti in una gara sfrenata per
impossessarsene; in verit per gli uomini, consciamente o pi spesso
inconsciamente, non anelano anche ad essi come ad un fine ultimo, ma
bens come a stromenti d'un fine pi sostanziale. Questo_ fine, _come 
gi detto,  la felicit._

_Pu dunque avvenire--e nella vita non  caso raro e d'esperienza
singolare--che il colpevole ottenga la vittoria totale, il coronamento
in apparenza pi felice dei propri disegni, senza perci raggiungere
lo scopo definitivo di essi;--di l appunto, cio dal giorno in
cui egli  occupato il posto dovuto alla sua audacia,  origine
quell'importantissimo processo psicologico, che io  cercato d'abbozzare
e di lumeggiare nel presente racconto._

_Di fatti ne_ L'Immorale _la conseguenza esemplare della colpa, la
necessit d'una espiazione non vengono estrinsecate con la fortuita
scoperta della colpa stessa e quindi col crollo dell'edifizio laborioso
e doloso; ma con la dimostrazione schiacciante che il miraggio di
felicit, il quale sembrava dover risplendere fulgentissimo dalla
riuscita del piano criminale,  invece, dopo il trionfo, svanito del
tutto e per sempre._

_A me sembra che questa soluzione, esclusivamente psicologica, sia nello
stesso tempo artisticamente pi simpatica e moralmente pi
significativa. I fatti intimi, siccome son quelli che si lascian meno
sorprendere e seguire dall'osservazione comune, riescono pi convincenti
dei fatti esteriori; poich le inevitabili contradizioni, che son
prodotte dall'infinita variet di rapporti e di contingenze, fanno
apparir questi,--esposti all'assidua vigilanza del publico,--confusi,
discordi, inconcludenti, casuali, rendendoli perci inetti a servire
d'esempio efficace._

_ lo stesso motivo per cui un dettato morale risulta assai pi saldo e
rispettato se imposto dalle minacce d'una religione, che non dalle pene
d'una legge,--cio da un turbamento certo di conscienza, che non da
un'incerta rovina materiale, sebbene pi grave e spaventosa._

_Il caso d'un colpevole vittorioso, mortificato dalla sua propria
conscienza, mi sembra, per tutte queste considerazioni, che debba essere
un esempio morale di gran lunga superiore al caso d'un colpevole
sorpreso e punito dalla Giustizia degli uomini o dalla oscura volont
del Destino. A questo proposito, io credo che, riguardo al resultato
etico, siano ancora insuperati nella loro intenzionalit i tragici
greci; i quali mostravano bens un delinquente come Oreste, uccisore
della madre, assolto dall'Areopago, ma lo circondavano tosto d'un coro
atroce di Furie, invisibile agli altri e instancabili nel dilaniarlo.
L'acutezza ellenica aveva gi intuito quanto oggi nel campo dell'Etica
va man mano conquistando anco i pi tardi e i pi restii; che cio le
azioni umane, buone o malvage ch'esse siano, non nno alcun valore in
quanto son soggette a castigo od a premio; ma ne nno uno grandissimo,
quando si considerino nei loro effetti psicologici e nelle loro pi
profonde conseguenze morali._

_Questo  voluto rapidamente accennare, perch il lavoro che segue
avesse quell'interpretazione, alla quale d maggior peso e per la quale
esso fu ideato._

  _Maggio 1894._

  _E. A. B._

[Illustrazione]




[Illustrazione]




I.


Suonaron le dieci, lentamente, nell'ombra. Poco dopo i rintocchi si
ripeterono pi decisi, pi rapidi nell'anticamera.

Enrico, dopo avere alcun tempo indugiato origliando tra i due battenti
socchiusi, entr cautamente nella stanza, avvolta in una densa penombra
verdognola. L'aria v'era un po' viziata, bench un diffuso profumo,
misto di violetta, d'acqua di Colonia e di tabacco, vi signoreggiasse:
v'era quell'odore speciale, direi quasi organico, che nno le camere
dove qualcuno abbia lungamente dormito; e un respiro lieve e alquanto
irregolare annunziava appunto che una persona vi dormiva ancora
serenamente in braccio all'onda dei sogni mattutini.

Il servo attravers in punta dei piedi la camera, e s'avvicin all'alta
finestra, ch'era stata accuratamente rinchiusa ma lasciava da alcune
connessure penetrare il giorno gi avanzato, intersecando di lamine
luminose l'oscurit. Aperse senza far remore le imposte; la luce
verdognola delle persiane invase, diffondendosi, la stanza, e and a
frangersi nelle ricche dorature e nella lucidezza metallica degli
specchi. Nel mezzo ergevasi, tra il lusso del cortinaggio di velluto, il
letto di mogano artisticamente intagliato a foggia antica, e qua e l
spiccavan var mobili di diverso stile: una spera altissima rifletteva
quell'eleganza un po' chiassosa in una cornice ad alto rilievo,
raffigurante nella base un canotto marinaresco, e negli stipiti,--da un
lato, un amplesso di palmiz, i cui ciuffi larghi, protendendosi,
componevan l'architrave,--dall'altro, un cespite di arnesi da pesca
bellamente raggruppati. Sopra gli usci pendevano dei trofei guerreschi e
dei massacri da caccia: dalle pareti, arazzi policromi a soggetti
mistici e profani. Era un complesso di lussuosa ricercatezza, in cui,
pi che il gusto, si notava il desiderio esagerato d'accumulare oggetti
ricchi e preziosi in poco spazio.

Enrico, spalancate le imposte, si rivolse e guard il padrone che
dormiva sempre, supino sul gran letto, il viso rivolto verso l'alto,--un
viso fino, accurato, un po' pallido, ma con un'espressione di calma
dolcissima. Le dieci eran gi battute da qualche minuto, e il servo
aveva l'ordine di svegliarlo appunto a quell'ora. Egli s'accost al
letto, sost alquanto di fronte all'inconsapevol serenit del dormente,
poi si decise a scuoterlo dal letargo profondo, chiamandolo una prima
volta leggermente, poi un'altra volta pi forte.

--Signore!... Signore!...

Paolo rmoli si scosse d'un tratto. Aperse quanto poteva gli occhi, li
fiss un po' turbato in volto al servo.

--Signore, sono le dieci!--disse Enrico, impassibile come un'erma.

--Le dieci?--Paolo chiese senza capire.

--Le dieci,--ripet il servo.

Paolo rmoli si freg gli occhi con un moto infantile, si stir un poco
le membra ancor torpide, poi, come un ricordo lieto gli fosse balenato
nel pensiero, sorrise ed esclam allegramente:

--Via, apri le finestre e lascia entrare un po' d'aria.

Pronunzi queste parole con una cos schietta espansione, come volesse
dilatare i polmoni a un libero respiro in un'aria fresca e salubre per
un istintivo bisogno di forte vitalit.

Enrico obed prontamente; schiuse le vetrate, spalanc le persiane e un
nembo di polvere d'oro precipit nella camera. Il mattino d'aprile,
tepido e chiaro (era il sabato santo), ostendeva al giacente un cielo
temprato e puro, d'una trasparenza di cristallo cobalto; i fastigi
bianchi delle opposte case riverberavan la gran luce, come fossero
incandescenti, nella camera lussuosa, riempiendola tutta d'un chiaror
gajo, quasi eccessivo.

Quella luce suprema, quell'aria primaverile, d'un tenue tepor d'ombra,
esilararono ancor pi il volto di Paolo; gli parve di specchiare in
quel giocondo spettacolo mattutino, la rinascenza dell'anima sua; oh,
anch'egli in quel giorno trionfava, dopo una lunga lotta combattuta
contro gli uomini, e, vincitore, s'incamminava a ricevere il pallio
sospirato della vittoria!

--Portami sbito il caff,--grid Paolo con lo stesso accento di prima
al servo, in aspettazion d'ordini su la soglia.

Enrico annu silenziosamente, e usc.

Paolo (avr avuto trent'anni all'aspetto; era magro, ma roseo, con una
breve barba a punta assai pi bionda dei capelli arruffati) s'appoggi
ai cuscini, socchiuse gli occhi e s'abbandon all'ebbrezza di
quell'esaltazione orgogliosa. Ei si sentiva sodisfatto e felice, e,
senza spingere l'occhio nel fosco passato, assaporava sensualmente il
dolce benessere dell'ora presente. Non era stato forse il desiderio di
tutta la sua giovinezza quell'opulenta indipendenza di vita che or mai
poteva godere incontrastata? Senza pensare ai mezzi, con cui era
riuscito a raggiungerla, egli si compiaceva ingenuamente nel sottile
raffronto tra la condizion presente e gli anni trascorsi di torbide
inquietudini e di diuturne umiliazioni; e gli sembrava d'essere uscito
da una lunga battaglia, affrontata lealmente, dopo aver conquistato
all'avversario le bandiere ed averne invaso trionfante le ubertose
contrade. Provava quella stessa gioja orgogliosa che prova un capitano
dopo una dura vittoria; e, come a questo, essa gli faceva dimenticare i
caduti nella battaglia.

Attraverso per a quel miraggio di felicit materiale, s'insinuava a
poco a poco, limpido e crescente, un pensiero pi intimo, che forse lo
riempiva ancor pi dell'altro di dolcezza: uno di quei pensieri
sentimentali, che commuovono le pi indurite fibre e le pi gelide
anime, e che riusciva a risvegliare in lui, come per incanto, un cumulo
di sensazioni e d'entusiasmi giovenili. Egli lo sentiva salire
lentamente dal cuore e godeva di lasciarselo impadronire man mano della
mente con la fresca prepotenza d'acqua sorgiva, che, gorgogliando fuor
dalle rocce, sopra a queste si distenda e le nasconda nella metallica
uniformit della sua lucida superficie.

Un sorriso d'estasi gli incresp le labbra e respir con maggior forza.
Poi chiuse gli occhi quasi per concentrarsi, e nell'oscurit rossastra
gli si disegn con una vaporosit di contorni soavissimi la squisita
forma di donna Fulvia, la ricchissima vedova del conte Ateni, l'amante
appassionata di Diego Rebeschi, il suo povero cugino. Oh! ella era pur
bella, e sarebbe stata sua in quel giorno! Il fantasma allucinante di
lei si deform in un attimo, ma il pensiero lo ricostru tosto e lo
insegu poi ancora lungamente.

Paolo cominci a ideare la promettente giornata e a imaginarne con
morbida compiacenza gli episod. Fulvia doveva aver gi ricevuto a
quell'ora la preziosissima collana di perle,--il dono nuziale,--e doveva
aver gi letto la semplice e gentile iscrizione: _Ora e sempre_, che
nell'oro del fermaglio egli aveva fatto incidere. Quando sarebbe andato
da lei, ella gli avrebbe steso le due piccole piccole mani, arcuando
leggermente indietro la flessuosa forma, quasi per mitigare quell'atto
d'aristocratica confidenza; ed egli per la prima volta l'avrebbe tratta
a s vincendo la feminile renitenza e avrebbe deposto su quella limpida
fronte il primo bacio.

Questa idea gli infoc le vene; sent un brivido caldo salire dalle reni
alla nuca, e, spronato dal desiderio, sorvol su la insignificante
cerimonia ufficiale delle nozze e sul breve viaggio, per correre con
l'imaginazione al momento in cui si sarebbe trovato solo, libero e
padrone di lei, nella suntuosa e poetica sua villa su le rive del Lario.
E gli si present Fulvia mezzo discinta con i capelli neri sciolti su le
spalle, gli occhi stranamente illuminati dalla prospettiva del piacere:
e le indovin sotto i pizzi ricchissimi, spumeggianti dallo slacciato
corpetto, la rosea trasparenza del seno sobrio e sostenuto; e vagheggi
di tuffare la faccia in quel candor misterioso, d'onde doveva
sprigionarsi intenso quel mite profumo di _ylang-ylang_, che nelle
strette di mano ella gli aveva tante volte comunicato. Questa fantasia
voluttuosa, per mezzo della quale Paolo tentava di prevenire il tempo,
lo travolse cos co' suoi fascini deliziosi ch'egli si diede a
sviscerare in tutte le pi segrete raffinatezze la scena gaudiosa, e vi
si appassion tanto ch'essa fin a prendere l'aspetto veritiero del
sogno.

Enrico, recando il caff, entr, sempre in punta dei piedi, per
l'abitudine mattutina di metter ordine nel quartierino da scapolo senza
risvegliare il padrone: e al romore dell'uscio che s'apriva, Paolo
rmoli riaperse gli occhi, si scosse, si lev ancora a sedere,
abbandonando la sua fantasticheria di felicit.

--L'i fatto molto forte?--chiese per obedire al bisogno spontaneo di
espansione, ond'era quasi inebriato.

--Come al signore piace!--rispose il servo.

--Bravo Enrico!--aggiunse Paolo, fregandosi le mani allegramente.

Enrico, poco abituato a quella familiarit quasi affettuosa, lo guardava
stupito, ritto presso il letto, stendendogli la tazza fumante.

L'rmoli la prese in mano, e rimase alquanto ad ammirarla.

"Ecco un oggetto d'arte" pens, "e serve per una delle pi
insignificanti occupazioni della mia vita quotidiana! Io lo stringo un
istante nelle mie dita, l'appoggio a pena alle mie labbra, poi lo
riconsegno al domestico, e la sua missione per la giornata  finita;
eppure un artefice non mediocre vi  stillato un po' del suo ingegno, vi
 speso un po' della sua vita, vi  giocato un po' del suo amor
proprio!"

L'rmoli si sent profondamente lusingato da questa idea: ricord
involontariamente la disadorna tazza, nella quale soleva prendere il
quotidiano caff e latte in quel bugigattolo di via S. Paolo, quand'era
un semplice _reporter_ del giornale _Il Progresso_: percorse con un
rapido sguardo la sua vita e giunse fino al momento presente. "Sono
stato forte!" pens, e si diede a sorbire voluttuosamente la bibita
nera.

--Irreprensibile!--esclam, deponendo la preziosa chicchera sul bacile
d'argento.

Il servo sorrise di compiacenza.

--Il signore  qualche ordine da comunicarmi,--chiese poi
rispettosamente.

--S: di' a Cesare d'attaccare _Leda_ alla _victoria_, fra un'ora.

Il servo non era ancora uscito dalla camera, che Paolo rmoli era gi
ritornato su le considerazioni intorno alla tazza, avido di prolungare
il piacere che gli avevan suscitato nell'animo. "Chi pi gode, pi vive,
perch il piacere, come perpetua la vita nella specie, cos l'accresce
nell'individuo": continu concatenando i pensieri dell'oggi ad antiche
memorie di pensieri; e, ricordando i dolorosi ragionamenti che aveva
fatti su la singolar condizione di certi uomini, e le stridenti
ingiustizie che aveva maledette nei tristi tempi passati di lavoro e
d'indigenza, prov come una vertigine d'ineffabile e profonda
sodisfazione mentre volgeva lo sguardo per la camera elegante, su quegli
arazzi preziosi, in cui madonne e santi, fanti e cavalieri sembravano
affollarsi intorno a lui per rendergli umile omaggio. "Io sono nato
povero e abjetto" pens, "ma qualche cosa gi doveva esserci in me di
prepotente, di nobile, d'eletto, che m'avrebbe guidato alla vittoria."
E cinicamente ripet ad alta voce le parole del giovine Garibaldi: "Noi
eravamo destinati a cose maggiori."

L'idea fatalistica s'impadroniva di lui: riandando le crisi terribili
della guerra scellerata, che aveva dato alle consuetudini sociali, egli
aveva bisogno di quel fatalismo per ispiegare in faccia alla conscienza
morale la sua condotta; egli era di quelli nati per trionfare, per
soggiogare, per abbattere, come gli animali da preda, _felis homo_, e
aveva egregiamente rappresentato la sua parte tirannica nella comedia
della vita. "Sono onesto io?" si domand egli improvvisamente, turbato
da un dubbio inconcreto e affatto teorico. Egli poteva farsi
sinceramente questa domanda, perch il male l'aveva fatto dopo essersi
convinto che il Male non esisteva. "Che cos' infine l'onest? O  un
principio regolatore assoluto, o  un'opinione relativa e personale su
la condotta umana; io non credo nei princip assoluti e, se 
un'opinione relativa, io posso essere onesto.  una legge, dura, se si
vuole, ma altrettanto immutabile, quella che il superiore vince
l'inferiore nella lotta dell'esistenza: se l'uomo  fisicamente pi
debole, e non ostante abbatte il leone,  perch  saputo
convenientemente armarsi: si dir perci che la sua condotta non 
onesta? Io sono nato in condizioni d'inferiorit materiale, e volendo
vincere,  dovuto armarmi: ma se mi sono armato,  perch dovevo
vincere."

L'idea fatalistica risorgeva, pi solenne, pi logica.--Perch dunque la
sua fronte si corrug, come attraversata da un pensiero molesto? Perch
le sue labbra s'inarcarono ad un sogghigno triste e amaro?

Egli rimase alquanto tempo immobile, in quell'espressione ambigua e
bieca di cordoglio. Ma la giornata era troppo pura e la felicit troppo
imminente, per lasciarlo a lungo in preda a quella perplessit. Allung
il braccio e prese sul tavolino l'astuccio d'oro gemmato delle
sigarette: ne tolse una, l'accese e, accomodati i cuscini sul capezzale,
vi si appoggi a suo agio.

"Io sono stato forte!" ripens inseguendo con l'occhio le mobilissime
forme di fumo, che s'espandevan fragili nell'aria. "La scienza stessa 
le sue vittime: non deve aver le sue l'egoismo? E sono forse queste
sostanzialmente diverse da quelle?"

Nella camera l'aria primaverile aveva portato il complesso e inebriante
profumo degli alberi in fiore: Paolo rmoli respirava largamente
quell'aria ossigenata, e sentiva la gioja diffondersi per il sangue
copiosamente avvivato.

Abbandon involontariamente quei pensieri, perch in fondo era in essi
qualche cosa di penoso, e, gittata la sigaretta ancor quasi intera,
incominci a vestirsi.

Nell'abbigliamento giornaliero, accuratissimo, egli occupava di solito
pi d'un'ora del suo ozio signorile; ma quella mattina, spronato dalla
vaga e dolce inquietudine che d un ardente desiderio prossimo ad esser
sodisfatto, il condusse a termine relativamente presto, in modo che
sonavan appena le undici quando egli usc dalla sua camera compiutamente
vestito.

Cos, ricercato ed elegante in ogni particolare dell'abito, egli poteva
ben dirsi un bel giovine; il suo volto piccolo e bruno, dagli occhi
incavati e neri, dai lineamenti decisi, dalla fronte lievemente
sfuggente sotto una breve capigliatura castana, s'ergeva su l'altissimo
colletto bianco, con un'espressione di alterezza cavalleresca e di
sottile dispregio, certamente studiati; alto, snello, flessuoso, d'una
magrezza nervosa, il suo corpo aveva un profilo squisito, che in nulla
tradiva la sua bassa origine, dalla piccolezza feminea delle mani e dei
piedi, alla linea sostenuta delle spalle, un po' strette. Egli pass in
fretta l'appartamento gi avvolto in una misteriosa oscurit a cagion
delle imposte rinchiuse: salut con noncuranza Enrico, che l'attendeva
in anticamera per ajutarlo a indossare il soprabito, e discese lo
scalone marmoreo, calzandosi nervosamente i guanti. Il portiere gli
aperse rispettosamente l'uscio della portineria, e Paolo sal su la
_victoria_, ordinando al cocchiere impassibile:

--Al Cova.

_Leda_, una magnifica cavalla saura, dai garetti d'acciajo, si slanci
avanti con trotto serrato, all'_hip_ gutturale di Cesare; e l'rmoli
s'adagi nell'angolo sinistro della carrozza, accendendo negligentemente
un'altra sigaretta. La vista della folla a piedi (nella quale si davan
di gomito i facchini e le donne gentili in una volgare miscela, che
tradiva la brutalit dell'egoismo animale nel contendersi i lastrici,
ove si cammina sicuri dalle vetture), gli ricord quando anch'egli
faceva numero tra quel branco d'uomini in ruvido contatto per quella
piccola guerriglia della strada. Ne prov su le prime piacere,
considerando la propria superiorit intellettuale su quella gente,
dalla quale aveva saputo _volontariamente_ elevarsi: ma un pensiero
molesto, richiamato da un ricordo non lontano, lo sorprese: "Avr io
l'aria del _parvenu_" si chiese, "in questo cocchio padronale, come
_certi altri_?" Cos pensando, Paolo rievocava alcuni sarcasmi ch'egli
aveva scagliato contro certe nuove ricchezze industriali della societ
milanese, sfoggiante in publico un lusso ciarlatanesco. "No, io non sono
nuovo, n impacciato come quelli, in questa dovizia, perch vi  vissuto
la mia giovinezza con i desideri e i sogni." E per meglio convincersi
osserv la gente, e si compiacque di non rilevare su alcuno di quei
volti, impensieriti da mille faccende diverse, quel sorriso ironico e
feroce, che altri sul suo doveva avere qualche volta sorpreso.

Passando da via Monte Napoleone, vide scivolare contro i muri Carlo
Rinaldi, gi suo collega di giornalismo, che si dirigeva probabilmente
all'ufficio del _Progresso_, recando dei fascicoli sotto il braccio.
Egli s'affrett a salutarlo con effusione, ma il Rinaldi, forse
distratto da qualche cura, a pena gli rispose: egli scroll le spalle,
mormor un "infelice!" fra i denti, e si diede a cantarellare sottovoce
una canzoncina d'operetta, per dare a s stesso un contegno
indifferente.

La _victoria_ si ferm d'avanti al ristorante Cova; egli discese, ordin
al cocchiere di ritornare fra due ore, ed entr. A un tavolino in faccia
all'entrata due giovini signori si levarono, ridendo e salutandolo.

--_Ecce agnellus domini_,--gli grid Filippo Serbelli,--che si sacrifica
per la Pasqua!

I tre giovini si strinsero cordialmente la mano, e Paolo rmoli sedette
in faccia a loro per far colazione. L'altro dei suoi due commensali era
il marchese Giorgio Albenza, discendente d'una delle pi antiche nobilt
lombarde, giovine assai frivolo e appassionatissimo cultore di cavalli.

--Dunque da oggi la bella contessa  perduta per lo stuolo de' suoi
adoratori?--disse con fredda cortesia l'Albenza, quando l'rmoli fu
seduto.

--Se si pu dire perduta una donna che  trovato un marito!--rispose
scherzando Paolo.

--In questo caso sarebbe perduta per la seconda volta (ci che 
verbalmente assurdo), perch la contessa si rimarita,--osserv il
Serbelli.

L'rmoli, conficcando la forchetta nel _roast-beef_ sanguinante che gli
era stato portato allora, rise schiettamente e continu vivace ed
allegro a parlare del suo matrimonio, col modo libero dello scapolo, che
prende la cosa poco sul serio: Filippo lo assecondava nei frizzi mordaci
e il marchese s'accontentava d'ascoltarli e di sorridere, lisciandosi i
baffetti castani e approvando, non senza lieve ironia, col capo.

-- una donna deliziosa, ma poi...--mormor Paolo misteriosamente, e
fin la frase con un'osservazione un po' licenziosa all'orecchio del
Serbelli, che scoppi in una risata.

--Sai che le vedove si paragonano ai libri gi tagliati?--disse Filippo.

--Appunto a quelli che si leggono pi volontieri.

--Eh, perch?--chiese l'Albenza mordendo aristocraticamente la _erre_.

--Perch io credo che ormai il piacere di tagliare un libro non pu
solleticare che: o uno di quei vecchi frequentatori di biblioteche,
abituati ai libri letti e riletti, o uno di quei giovincelli che ai
libri annettono come unico pregio la novit e n quasi paura di
guastarli, tagliandoli. Sei del mio parere?

--S, fino a un certo punto,--gli rispose il Serbelli.

--Fai delle riserve?

--Caro mio, vi sono certi libri nuovi, che si pagherebbero un tesoro.

--Bravo, e mi sapresti dire il perch?

--Per poterli tagliare.

--Ma ch, per poterli leggere,--grid l'rmoli.

Il Serbelli rise: l'Albenza con fare un po' seccato si volse indietro ad
osservar la via.

--Pu darsi,--soggiunse Filippo.

--E allora tanto vale che siano stati tagliati prima,--concluse Paolo,
gittando un occhiata furtiva al marchese, onde lo turbava alquanto il
contegno freddo e quasi ostile.

Tutto ci l'rmoli disse, facendo sforzo su s stesso per domare i suoi
sentimenti: non voleva tradire la semplicit della sua gioja
d'innamorato d'avanti a quei due scapoli, celebri conquistatori di
donne, e naturalmente esager nella dose: volle essere spigliato e
sembrare indifferente, e riusc in vece quasi triviale. Egli ben se
n'avvide, ma tardi: si morse le labbra nervosamente, e cerc di cambiare
argomento, rivolgendosi all'Albenza. Per poterlo interessare gli parl
di cavalli.

Poco dopo per l'Albenza s'alz, salut con espansione il Serbelli, poi
l'rmoli con aristocratica durezza, ed usc col passo molle e studiato
delle persone che sanno d'esser guardate.

--Io non so come fai,--esclam Paolo, appena il marchese se ne fu
andato--a passar delle ore con quell'idiota, per cui un animale non deve
aver meno di quattro gambe per essere degno d'attenzione.

-- un buon ragazzo,--rispose semplicemente Filippo.

--Ma  molto nojoso!

Il Serbelli tacque un poco, come non credesse di dover discutere su quel
soggetto; poi, cambiando tono, gli disse:

--A che ora la cerimonia?

--Alle sette, stasera.

--Stasera? Volete dunque avere l'illuminazione, a quanto pare.

--No; non c' pi stupido perditempo che quello di far coda tra le
zotiche coppie plebee, per ottenere l'autorizzazione di potersi
legalmente amare; e poi non vogliamo aver seccatori n publico.

--Il che vuol dire che anche gli amici faranno bene a non intervenire?

--Secondo gli amici: tu, per esempio, farai in vece benissimo ad
assistervi.

--Ti ringrazio della distinzione, e ti do la dolorosa notizia che conto
d'approfittarne.

Paolo in quel punto vide, a traverso le vetrate, Cesare, che l'aspettava
con la sua immobilit marmorea su la cassetta della _victoria_; s'alz e
rivolgendosi al Serbelli:

--Se vieni meco,--gli disse,--t'accompagno a casa.

--Perch no?--rispose Filippo, levandosi in piedi; e, pagato il conto,
uscirono entrambi dal ristorante.

Durante il breve tragitto parlarono assai poco.

Si giunse presto alla casa del Serbelli in via Carlo Alberto, e i due
giovini si salutarono con uno strano sorriso su le labbra, un poco
ironico. Quando fu solo, diretto al palazzo dell'Ateni, Paolo volle
concentrare ancora tutta la mente verso l'imagine dolcissima della donna
amata. Ne sentiva un ardente bisogno: ora un senso d'amarezza e di tedio
gli aveva invaso inconsciamente l'animo, quasi una nebbia gelida e
opaca.

Gli parve che tutto gli si rischiarasse in torno d'una luce nuova e
ridente, al pensiero di lei. Il sole pomeridiano nel mezzo del cielo,
riempiva l'azzurro di fili incandescenti, e stendeva su le pareti delle
case un sottil velo d'oro, cadente su l'ombra. Un vento fresco, di neve
lontana, correva, come un brivido, per le vie popolose, sollevando,
quasi per ischerzo, tende e abiti nel suo vorticoso serpeggiare.
S'allargava in quella gioconda calma primaverile il frastuono della
vita cittadina, simile a un profondo respiro amoroso.

Paolo ammirava: quella folla che dianzi avea concepita come trascinata
dall'egoismo, gli sembrava ora cos rispettosa, cos solidale, cos
civile, come non mai: vide un operajo, carico d'un grave peso, che
allung la sua strada per lasciare il lastrico a una vecchia signora;
incontr una madre, che gitt un grido angoscioso perch la carrozza di
lui pass vicina al suo bambino. Un'onda di simpatia umana lo prese: si
sent come un refrigerio delizioso accarezzare la fronte pensosa, e un
riposo d'anima mite e grato scender nel cuore.

Egli non pensava pi, s'abbandonava al sentimento, e il suo sentimento
valeva ben pi delle sue azioni se lo tramutava in tal guisa; in fondo
ad ogni anima umana v' un breve spiraglio, per cui penetra in essa nei
momenti di calma un raggio di luce buona. Rievoc, in quel miraggio
sereno del passato, gli impeti baldi, gli slanci sdegnosi verso l'ignoto
e il sublime della sua prima giovinezza, e gli parve d'ascoltare come
un'eco inconsueta di essi, un'eco che lo riemp insieme d'ineffabile
inquietudine e di dolcissima malinconia, come a quei tempi.

La poesia vaga e selvaggia dell'adolescenza, da tanto tempo morta e
soffocata dall'odio, rievocata ora dai lieti fantasmi antichi, risorse
dai precord a sciogliere un inno ingenuo alla donna, all'amore, agli
affetti umani... E l'inno muto si diffuse per l'aria pura, lamb
dolcemente i contorni delle cose prossime, insegu, per poco, benevolo,
il volo d'alcuni colombi bianchi scintillanti al sole, si disperse poi
nel cielo senza macchia, nel gran cielo popolato di sublimi fantasmi e
d'ideali incontenibili--nel gran cielo, patria dei sogni e delle
speranze.


[Illustrazione]




[Illustrazione]




II.


Il palazzo Ateni, dove l'rmoli era diretto, si eleva freddo e bigio nel
pomposo e bizzarro stile di quel secolo XVIII, che  scherzato
fanciullescamente col classicismo come con un balocco, appena dopo il
maestoso palazzo Trivulzio, all'inizio di via Amedei.

 una casa a due piani dalle finestre altissime, che s'aprono su
balconcini ricurvi, riparati da ringhiere in ferro assai rabescate: nel
mezzo del piano della casa, tra due colonne doriche piuttosto tozze,
sta la gran porta lunata recante sul colmo dell'arco lo stemma
gentilizio della famiglia Ateni, tutto corroso dal tempo: gli architravi
delle finestre sono molto rilevati, a triangolo greco, recante nei
timpani la conchiglia rococ.

La _victoria_ dell'rmoli s'arrest d'avanti alla porta del palazzo, e
un usciere, in grave livrea, che su la soglia s'accarezzava i favoriti
fulvi, si lev rispettosamente il cappello. Paolo discese dalla carrozza
con sollecitudine, attravers l'atrio e la portineria, percorse i due
brani di scale quasi a corsa, giunse anelante all'uscio
dell'appartamento di Fulvia Ateni. Un servo gli aperse, e senza parlare
l'introdusse in un piccolo salotto, ammobigliato con finissimo gusto,
quello dove Fulvia soleva passare le sue giornate, leggendo.

Paolo, col cuore in tumulto, sedette in una di quelle poltroncine doppie
a spalliere opponentisi, che sembran fatte apposta per un colloquio
d'amore. Nell'aspettazione ansiosa scorse un libro sul tavolino d'ebano
a intarsio di madreperla, e inavvertitamente lo prese e ne lesse il
titolo: _Le crime et le chtiment_ di Thodor Dostojewsky.

Con un atto brusco lo rigett sul tavolino, avendo cura che ricadesse
col frontispizio rivolto verso il piano. "Ecco un titolo stupido!"
mormor poi rabbiosamente, e cerc di pensare ad altro: ma quelle parole
lette a caso in una tale circostanza gli si incisero crudelmente nel
cervello, come fossero state impresse da un ferro rovente.

Un frusco di vesti annunzi in quel punto l'avvicinarsi della donna
amata; l'rmoli s'alz in piedi: la portiera persiana si sollev e
nell'angolo curvo si disegn la imponente bellezza di Fulvia, come
un'apparizione fantastica.

Ella era tutta nera, in un tenebroso abito di velluto, che ne disegnava
a pena le forme su l'oscurit della porta. La flessuosit del bel corpo
un po' opulento in quel nero a riflessi pavonazzi aveva un non so che di
vaporoso, di notturno, come di parvenza allucinatoria, da cui la
bianchezza del volto e dell'inizio del collo usciva sinistramente, quasi
staccata, isolata nello spazio.

Pi in basso, sopra la curva del seno un'altra luce rompeva l'ombra
grave: il fulgore d'un fermaglio prezioso a forma di stella, unico
giojello che donna Fulvia usava di portare sempre con s.

Il moto ritmico del seno suscitava nel giojello astrale dei lampi
subitanei, come delle scintille elettriche.

--Fulvia!--mormor il giovine, con un sospiro profondo, appena la vide.

Fulvia sorrise. Egli s'appress con umile atto a lei, verso l'uscio,
dov'ella era rimasta come inquadrata in una cornice, e le cadde ai piedi
lentamente, dolcemente, quasi gli mancassero le forze.

Fulvia rimase alquanto indecisa, poi s'inchin su lui, abbandon la
portiera che ricadde dietro la sua testa e gli tuff le mani nei capelli
bruni e copiosi, senza parlare, rapidamente, con un moto di passione
selvaggia. Gli occhi chiari si chiusero un poco, e le labbra
s'atteggiarono a un sorriso tenue, sbito spento.

--Mia Fulvia,--ripet con un filo di voce l'amante; e non si mosse,
gustando il piacevole contatto di quelle mani adorate sul capo.

-- tanto tempo che t'aspetto!--ella disse, finalmente.

Paolo s'alz in piedi, la guard a lungo, ma ella lo fiss con una tale
insistenza ch'egli dovette infine abbassare involontariamente lo
sguardo; allora le prese la mano, la port alle labbra, ne baci le dita
lungamente: poi la trascin con dolce violenza a sedere su la
poltroncina doppia, presso di lui; e rimasero a lungo silenziosi, uno
presso all'altra, palpitando.

--Bella conversazione!--esclam ad un tratto donna Fulvia, prorompendo
in una risatina secca, nervosa.

Egli la guard, attonito.

--Non i dunque nulla da dirmi?--chiese ella sottovoce.

--Al contrario: tante cose...

--Belle, imagino.

--Belle.

--Forse che mi ami, non  vero?

Paolo accenn di s col capo, sorridendo appena.

--Potessi crederti!...--mormor Fulvia, e fiss gli sguardi d'avanti a s
nel vuoto.

--Ne dubiti, forse?... E come? E perch? Ma da mesi io non consacro le
ore pi belle della mia vita a questo amore, che riempie tutto il mio
pensiero, come tutto il mio cuore? No: non t'amo soltanto, Fulvia; io
sento in me qualche cosa di pi nobile dell'amore, e di pi grande:
molti uomini sanno amare sapendo d'esser corrisposti: ma io non ti
amerei meno (e ti  gi amata cos!) senza una sola speranza, col cieco
fanatismo di un fachiro indiano, per dedicarti disperato e sprezzato le
mie disperazioni e i miei tormenti. Lo credi?

Fulvia sorrise a questo slancio esagerato di passione, scotendo
adorabilmente la testa bruna in atto di dolce denegazione.

--Non credi?--riprese Paolo, corrucciato alquanto, come un fanciullo
contrariato in una sua ingenua espansione.

--Se non ti credessi, sarei qui ad ascoltarti? Ma le tue parole nno le
ali, e volano di l del tuo pensiero. Non protestare, Paolo: a me basta
che tu m'ami come tu dici che molti uomini sanno amare: poich, vedi? io
voglio comprendere il tuo amore, e, se questo  quale tu mi vai
professando, mi sfugge e m'abbandona; la mia povera anima feminile non
lo sa raggiungere e non lo pu capire.

L'rmoli, mentr'ella parlava con quella sua voce un po' bassa, modulata
e cos pastosa ch'era un dolce riposo per l'udito, le guardava le mani
quasi livide, agitate da un tremito strano, spasmodico, e le cui dita,
forse troppo lunghe, sembravan molestate come da sensazioni eccessive.

--Io ti amer, come vorrai!--soggiunse Paolo pianamente, con umilt
dolce, non alzando gli occhi, che attraeva irresistibilmente
quell'inesplicabile mobilit delle mani.

Fulvia, ebbe a quelle parole un impeto di passione cos subitaneo e
violento da sembrar quasi simulato, e si protese verso lui:

--Allora mi amerai molto,--gli susurr all'orecchio,--molto, e non avrai
segreti per la tua Fulvia...  vero che non avrai per me dei
segreti?--ripet con ansia dolorosa, avvicinandoglisi ancor pi.

Paolo lev gli occhi attoniti, per vedere se nell'espressione di lei
potesse afferrare il senso arcano di quella domanda importuna. Ma trov
cos splendidamente bello e vivido il suo volto, che il breve e
ingiustificato sospetto si trasform tosto nel suo pensiero in una
deliziosa sensazione d'amore.

--Come siete bella!--esclam, dimenticando l'inchiesta di Fulvia. (Eran
le parole medesime ch'egli aveva pi volte mormorate nell'orecchio di
lei, scherzosamente, quando non teneva ancora una speranza di
conquistarla!)

Ella s'oscur in volto, come allora: sembr le passasse su la fronte una
nube di tristezza, e si trasse indietro con un atto sdegnoso, fissandolo
cupamente.

--Che i?--le chiese l'rmoli.

--Nulla.

--Perch allora t'allontani da me?

--Io ti piaccio, ma tu non mi ami,--rispose freddamente Fulvia, sempre
fissandolo. Questa era la sua frase obligata, quando voleva affliggerlo
senza dire il pensiero recondito che moveva il suo dispetto.

Paolo non rispose: le avvinghi le mani avidamente, gliele coperse di
baci: quindi tent di attirarla a s, protendendosi verso di lei per
baciarle il volto; ma ella rigidamente si sciolse dalle sue strette, gli
mormor un:

--Lasciami!--gelido e aspro e si lev lentamente in piedi.

Quello di strano che v'era in quel cambiamento subitaneo di contegno era
l'espressione aspra di contrattura, presa dai lineamenti, e la luce
fosca degli occhi che tradivano una viva lotta interna. Paolo non
comprese; la segu con lo sguardo pieno di stupore, quand'ella si rec
d'avanti a uno specchio e finse d'acconciarsi la capigliatura; poi,
quando, sempre allontanandosi da lui, and a sedere su un lettuccio a
spalliera in un angolo del salotto: in fine con dolorosa sommissione
mormor:

--Perch sei cos cattiva? Che cosa ti  detto per far cos?

Fulvia non rispose: egli si alz, e, giungendo le mani in atto
d'implorazione, le si appress rapidamente:

--Per carit, Fulvia! Che cos'i?--le grid.

--Tu non mi ami, Paolo.

--T'amo pi della vita!--rispose calorosamente, in uno slancio fittizio
d'entusiasmo,--e qui, a' tuoi piedi, vorrei morire piuttosto che
scorgere pi a lungo sul tuo volto quell'espressione d'indifferenza
sdegnosa. Guardami, Fulvia, guardami negli occhi, e vedi se non ti
adoro...--e poich ella taceva e non lo guardava ancora, le si precipit
ai piedi e le abbracci le ginocchia:--Via... non far cos: Fulvia,
guardami!...

La donna ebbe a queste parole un lieve sorriso di compiacenza forzata, e
gli porse la mano per sollevarlo: egli si alz e sedette ancor tremante
presso di lei, sul lettuccio.

--Fanciullo!--ella mormor infine pietosamente,--tu abusi della mia
piet, perch sai che non so vederti soffrire...

A queste parole egli pure sorrise e si calm come per incanto.

--Io non abuserei della tua piet se tu non abusassi del mio
amore,--susurr poi con accento infantile; e si protese verso di lei che
non si mosse e le baci la fronte. Ma quel bacio lo esalt: sent
l'alito di lei tiepido su le carni, e un irrefrenabile desiderio lo
assalse: allung le braccia, strinse nelle mani il volto morbido
dell'amata, cadde su lei, le impresse su le labbra tre, quattro baci
ardenti, quindi un lieve morso voluttuoso.

--No, no, Paolo! Che fai?... Finiscila,--gridava Fulvia, un po'
scherzosa, poi un po' irritata, sotto le sue carezze.

Egli pareva non udirla; eccitato anzi dalla resistenza, la stringeva vie
pi forte a s, inveiva vie pi forte su di lei con i baci.

--Ma  troppo presto, fanciullo... Lasciami!--disse, scoppiando in una
risata stridula, donna Fulvia.

E con un rapido moto di tutta la persona si tolse dalla stretta di
Paolo, si lev in piedi, mentr'egli, esausto e beato, s'abbandonava
inerte contro la spalliera del lettuccio.

Paolo rimase cos, con gli occhi chiusi e un gran sorriso su la bocca.
Essa lo guard un istante curiosamente, poi, di un balzo, fugg dal
salotto per la porta ond'era entrata. Quand'egli s'avvide che ella era
scomparsa, s'alz, corse difilato all'uscio per inseguirla, sollev
rapidamente la portiera, si trov d'avanti ai battenti chiusi a chiave.

--Ah, cattiva!... apri... apri...--implor, tentando di smuover l'uscio
con delle scosse, battendo con le dita nel legno.

Ma durante i suoi vani sforzi, un passo secco e avvicinantesi risuon
nella sala vicina; l'rmoli si volse irritato per vedere chi
s'avanzasse, e su la soglia scorse il servitore che l'aveva introdotto.

--Che vuoi?--gli chiese bruscamente.

Si sarebbe detto che costui ridesse dentro di s, all'atteggiamento
solenne e diplomatico di tutta la persona, che aveva assunto al
conspetto dell'rmoli.

--Che vuoi?--ripet Paolo pi veemente, poich l'altro non rispose.

--La signora contessa m'incarica d'avvertirla che stasera la aspetta un
po' prima dell'ora convenuta; verso le sei, sei e mezza.

--Va bene!--brontol Paolo, alzando le spalle irritato.

Raccolse il cappello e la mazza, deposti su una sedia nell'entrare, e
precedette il servo per l'appartamento silenzioso, dove l'ombra stessa
gli pareva piena d'ironia.

Usc come ebbro; discese le scale in preda a un'agitazione crescente, si
trov nella via. Di tutta la scena con Fulvia non ricordava che il
titolo del libro che aveva visto sul tavolino d'ebano intarsiato, e
l'oscura domanda di lei:

" vero che non avrai per me dei segreti?"


[Illustrazione]




[Illustrazione]




III.


S'incammin, senza volerlo, verso la Galleria.

La piazza Sant'Alessandro era piena di luce: la chiesa ergeva le sue due
torri basse e la sua cupola tonda sul cielo diafano e stendeva la sua
gradinata al sole. Dal palazzo del Ginnasio si riversava il fiotto
chiassoso degli studenti che uscivan dalle lezioni, come un'orda
barbarica di piccoli uomini invadente nella calma pomeridiana l'assopita
citt. Con simpatica foga essi sostavano alquanto d'innanzi alla porta
della scuola, raccolti a gruppi, a capannelli, o distesi in fila lungo i
muri; discorrevano ad alta voce, discutevano animatamente, riempivan
l'aria di trilli vivaci, di risa, di schiamazzi: poi quella folla
irrequieta di giovinetti e di fanciulli, carichi di libri, si disperdeva
a poco a poco nelle vie circonvicine, portando seco quella gajezza
spensierata e romorosa, che da lontano mandava ancora tutt'intorno,
affievolite, le parole alte e le risa argentine, come ripercosse da
un'eco.

Paolo si trov senz'accorgersi in mezzo a quell'onda giovenile che lo
incalzava da ogni parte, e dovette soffermarsi alquanto per lasciarla
passare. "Fanciullo!" pens, ricordando l'inflessione stessa di voce con
la quale Fulvia gli aveva rivolto la parola. "Eccone alcuni forse meno
fanciulli di me!" Come poi gli ritornava alla mente simile a un uggioso
ritornello, l'impressione angosciosa causatagli da _Le crime et le
chtiment_ del Dostojewsky sul tavolino di Fulvia: "Mi piacerebbe
sapere" continu "che specie di commozione  provata trovando quel libro
nel salotto di Fulvia. Paura, forse. Paura?... Ma di che? Del
castigo?... Ma di qual castigo?-- inutile: l'eredit dei pregiudizi 
pi forte di noi e, spesse volte, le pi sciocche idee ne conquidono la
ragione, e ne l'offuscano, quando meno ce l'attendiamo. Siamo ancora
imbevuti della falsa morale dei nostri padri, timorosi del buon Dio, e
quando non si  tempo per ragionare, istintivamente si sragiona. O'
avuto paura, questo  certo:  provato presso a poco uno di quei panici
che ci sorprendon violenti e inesplicabili, allorch, rivolgendoci, ci
troviamo dietro di noi qualcuno che non ci si aspettava, fosse egli pure
il pi caro dei nostri amici. Dopo, appena vinta la prima commozione, si
ride allegramente di quegli spaventi intempestivi. Perch dunque non
dovrei ridere io pure del mio?"

L'rmoli scosse le spalle e procedette pi spedito, come si fosse levato
un peso che lo aggravasse.

"E la domanda di Fulvia quanti torbidi sospetti mi  suscitati, ed uno
pi ingiustificabile dell'altro! Eppure non era forse una delle solite
domande vuote di significati, che rivolgon le donne amanti quando non
sanno pi altro che dire?"

"--Mi amerai molto... non avrai per me dei segreti...--Frasi fatte,
luoghi comuni dei discorsi d'amore, primi sintomi dell'immancabile
gelosia... In somma parole senza sottintesi oscuri, senza occulte
intenzioni, assolutamente!..." Cos egli si diceva, discendendo a passi
lenti la popolosa via Torino verso la Piazza del Duomo. E parevagli
d'esser calmo, libero d'ogni inquietudine, sicuro di s stesso come
sempre.

Eppure un'intima, profondissima molestia persisteva sotto la
tranquillit superficiale del suo spirito.--In verit, il contegno di
Fulvia con lui non era mai stato dei pi chiari e dei pi conseguenti.
Ella l'amava, veracemente l'amava; nessun dubbio su ci. Troppo egli
l'aveva vista accasciarsi e struggersi per le sue dimenticanze, e
durante i periodi di frigidit che a intervalli lo rendevan duro e
ostile verso di lei! Troppa gioja aveva egli sorpresa in quegli occhi
chiari, su quella bocca sinuosa e ardente, per quelle mobilissime linee
del viso, a' suoi arrivi inaspettati, a' suoi ritorni lungamente
attesi, alle sue attenzioni e sollecitudini veramente sincere!

Come mai per in due lunghi anni, dacch era incominciata la loro
platonica intesa, dacch era scomparso nel silenzio del nulla Diego
Rebeschi--il rivale invincibile--, come mai ella non aveva mai avuto un
istante d'intero abbandono, non aveva mai voluto un contatto materiale
con lui, anche il pi innocente, s'era chiusa nella sua fede amorosa
come in una rocca impenetrabile? Tanta castit, tanto sdegno del senso,
tanta irritabilit nervosa ai contatti, eran dunque naturali in lei? E
poteva ella essere stata cos anche col marito, anche con Diego?

Queste e consimili domande Paolo s'era gi fatte le mille volte, e non
aveva saputo trovare ad esse una spiegazione che lo sodisfacesse; poich
egli aveva anzi conosciuto dalle fraterne confidenze del cugino che
donna Fulvia era appassionata, tenera, inestinguibile ne' suoi ardori.
Poteva forse aver mentito il cugino, per una malsana vanit d'amante?
No. Egli sapeva per lunga consuetudine che Diego non era affatto
vanitoso e possedeva la bella franchezza degli uomini semplici e
mediocri. Dunque era con lui, era a lui solo ch'ella riserbava quel
contegno, quasi di vergine intangibile? E perch?

Ahi, molte volte la risposta non voluta, la risposta temuta e repugnante
era balenata nel suo pensiero, quasi una fosca rivelazione: "Fulvia mi
ama, ma  orrore di me. Ella sospetta, ella forse sa _ogni cosa_!"
Questa risposta per era sempre stata rigettata sdegnosamente da lui
poich la giudicava assurda, ignobile, stupida.

Ed anche questa volta,--com'essa sorse spontanea, naturale, logica nel
suo pensiero--, fu sbito respinta indietro, bruscamente. Rimase per,
nascosta nel fondo dell'essere, pronta a risorgere, vigile, impaziente,
minacciosa, nell'aspettazion della prossima ora definitiva.

Cos pensando e torturandosi, Paolo aveva percorso l'intera via Torino
ed era giunto su la Piazza del Duomo. All'aprirsi del largo egli si
ferm un istante ad osservare quel formicolare d'uomini in mezzo al via
vai multicolore delle carrozze, degli omnibus, delle tranvie,
quell'agitazione quasi affannosa della vita urbana che si condensa nel
centro d'una grande citt: poi, trovandosi in quei paraggi popolosi che
gli ricordavan le abitudini della sua vita quotidiana, riprese a poco a
poco, senz'accorgersi, la sua indifferenza leggermente sarcastica
d'uomo di societ, e con passo pi rapido si diresse verso i Portici
Settentrionali dove sperava d'incontrare qualche amico, o, per usare la
sua frase abituale, qualche "seccatore".

Non era giunto allo sbocco della Galleria che avea gi trovato quel che
cercava: aveva preso sotto il braccio il commendator Mariani, che veniva
in direzione opposta alla sua, e lo trascinava verso il corso Vittorio
Emanuele a viva forza.

--Mi piacerebbe sapere perch i tuoi capelli diventano tutti i giorni
pi neri!--gli diceva, ridendo con foga.

Il Mariani, abituato a camminar lentamente per il peso degli anni, a
stento dissimulati, e del ventre rigonfio, sbuffava come un mantice,
dovendo tener dietro al passo spedito dell'rmoli.

--Piano! gli gridava.-- stato abolito il corso forzoso, ma questa  una
vera corsa forzosa. Io devo andare a casa.

--Spcciati, tartaruga, ch  fretta: ti offro il vermouth al _Bar_, e
spero non vorrai darmi il dispiacere d'un rifiuto: devo pranzar presto,
se voglio arrivare in tempo a prender moglie.

--Ah! sicuro, oggi prendi moglie! Non me ne ricordavo pi,--esclam
stupefatto il commendatore, accelerando il passo;--in tal caso non
voglio darti altro dispiacere: ti seguo.

Giunsero all'_American Bar_, e vi trovarono il Serbelli, il Levi e
Giorgio Albo, ritornato la mattina da un fortunoso viaggio in Oriente.

L'rmoli offerse la bibita a tutti, chiacchier alquanto con gli amici
di cose varie e indifferenti, chiese qualche impressione del suo
viaggio all'Albo, poi finse d'uscir fuori per vedere un po' la
passeggiata elegante del pomeriggio, e, senza salutar nessuno,
attravers il Corso per dirigersi a casa.

Rientrando nella sua camera, in quel lusso amico, dove da quindici mesi
si cullava nel sogno lusinghiero della felicit,--dopo il repentino
mutamento di condizioni, dalla miseria alla dovizia--, Paolo, alcune ore
prima di raggiungere uno de' suoi pi ardenti desideri ambiziosi, fu
ripreso dal corso di pensieri lieti della mattina che gli avvenimenti
della giornata avevan solo interrotto.

Dopo aver chiesto a Enrico se tutto fosse pronto per la partenza,
l'rmoli si mut d'abito, si vest da viaggio, poi si fece portare i
giornali della sera, e accomodatosi in una poltrona a sdrajo si diede a
scorrerne qualcuno.

La sua mente per volava e non gli permetteva di fissare l'attenzione
alla lettura: gli occhi scorrevano su le linee dell'articolo di fondo
del _Tempo_, ma la sensazione ottica si tramutava a stento in idea e le
idee non concatenate dalla memoria si succedevan senza nesso e svanivano
come gocce luminose pioventi a intervalli nelle tenebre senza
rischiararle.

"Che cosa  letto io?" si chiese Paolo, giunto al primo asterisco
dell'articolo. "Chi sa? Non mi ricordo una sola parola di questa colonna
di stampa: si vede che dev'essere molto interessante per lasciare una
cos profonda impressione. D'altra parte io non so che cosa possa
trovare in questi giornali d'attraente: n perch mi sia messo a
leggere." Lasci cader su i ginocchi il _Tempo_ e s'abbandon tutto alla
piena della sua esaltazione psichica, a quella vaga polifonia di
pensieri e di sentimenti piacevoli che spontanea si sviluppava nel suo
spirito. Si distinguevano infatti in essa, armonicamente combinati, due
motivi assai dissimili; uno energico e descrittivo, all'inizio pi
imponente, come un allegro vivace volante per l'orchestra con ritmo
giocondo e balzante, che esprimeva la gioja della vittoria; l'altro
melodioso e soavissimo che lento si svolgeva sopra quell'allegro
furoreggiante, e, da prima fievole e come lontano, s'avvicinava man mano
e cresceva d'intensit, finch, affievolendosi il primo a sua volta e
perdendosi, prendeva il predominio e s'allargava maestosamente
nell'orchestra intiera, trionfale e gaudioso: il motivo d'amore. Paolo,
in quella dolce alternativa di commozioni, aveva dimenticato totalmente
la realit; era rimasto cos immobile lungo tempo, gli occhi perduti
nel vuoto e come ciechi, i sensi addormentati in un letargo profondo, la
fantasia sola volante nel libero mondo dei sogni di l del probabile e
del possibile, di queste due muraglie insormontabili entro cui si
dibatte affannosa tutta l'attivit umana.

L'ora che batt all'orologio a pendolo, tichettante monotono nella sua
camera, lo scosse: eran le cinque. S'alz in fretta, e usc per
pranzare.

Al Cova alcuni vecchi gentiluomini, abituati a prendere a quell'ora la
solita bibita stimolante, discorrevano della caduta inaspettata del
Ministero Crispi, ed altri dei progressi scenici d'una Tersicore su la
via della celebrit; l'rmoli sedette solo a un tavolino appartato, e
ordin al cameriere di servirlo in fretta. Poco dopo entr dalla parte
della pasticceria l'avvocato Maddaloni, il suo testimone, alto, dalla
barba un po' brizzolata, vestito severamente di nero; e gli si avvicin.
Paolo si lev sorridendo e lo salut con affettuoso rispetto.

--T'aspettavo!--gli disse l'rmoli, offrendogli una sedia.

--Lo credo,--soggiunse il nuovo venuto, rifiutandola con un atto della
mano.--Allora  alle sette?

--S, alle sette precise.

--Va bene: mi trover per quell'ora al Municipio.

--Come, non vieni da Fulvia con me?

--Non posso;  un abboccamento, al quale non debbo mancare, proprio
adesso alle sei. Ci vediamo fra un'ora.

--Va bene. Arrivederci.

Il Maddaloni usc salutando a pena con un cenno del capo.


[Illustrazione]




[Illustrazione]




IV.


L'rmoli pag il conto e ordin di chiamargli una carrozza publica da
Piazza della Scala. Poco dopo egli era diretto di nuovo alla casa
dell'amata, d'onde, insieme con lei e con i pochi congiunti
prossimissimi (Paolo s'era decisamente rifiutato a dare una qualunque
publicit alla cerimonia) sarebbe andato al Municipio per la
celebrazione delle nozze.

Fulvia ricevette Paolo cordialmente allegra: quando sent
nell'anticamera la sua voce, corse ridendo fin su la soglia della sala,
gli prese le due mani, e lo condusse, tenendogliele sempre strette, fino
al divano, dove sedeva una signora belloccia ancora e vivacissima, una
cugina di lei.

--Marchesa!--disse Paolo, inchinandosi leggermente.

--Or mai, cugino, mi farete il favore di smettere questo titolo uggioso
per chiamarmi semplicemente Giovanna!--strill la piccola signora
Argenti.

--Come vi piace!--soggiunse l'rmoli, e le baci galantemente la mano
inguantata ch'ella gli stese. Poi si volse a Fulvia:

--E il duca?--domand.

--Il duca?... Che vuoi che ne sappia? Non  ancor venuto, ma non potr
tardare. Sai che arriva sempre un momento dopo dell'ora fissata.

--Bel sistema!--mormor Paolo.

-- il suo, e tanto basta!

L'Ateni vestiva un semplice ma elegantissimo abito da viaggio e non
portava un sol giojello. Era pi pallida del solito, e gli occhi le
brillavano come avesse pianto.

--E l'avvocato Maddaloni che dovevi condr teco?--domand Fulvia.

--Verr direttamente al Municipio.

Un suono di campanello annunzi in quel punto il duca d'Alavo.

La scena indifferente, quegli spettatori importuni della sua felicit,
la prossima cerimonia ufficiale indisposero l'rmoli: egli aborriva da
tutto quel convenzionalismo di forme che pur doveva riconoscere
indispensabile. Se avesse potuto rimandare al domani quello ch'egli da
mesi agognava ardentemente, lo avrebbe fatto senza dubbio. A un tratto
divenne triste e taciturno: and a sedersi in una poltroncina discosta
dal gruppo delle due signore e del d'Alavo, prese un albo di fotografie
e si pose a sfogliarlo.

In una delle prime pagine lo colp il ritratto di Diego Rebeschi, la sua
vittima: egli lo fiss lungamente in preda a una morbosa curiosit. Non
v'era per nulla di doloroso n di pauroso in quello sguardo: lo fissava
per un inesplicabile desiderio di ricostruzione ideale della personalit
di lui; e quella fotografia nitida, che riproduceva il volto pallido di
Diego in un istante d'attenzion naturale, riusciva perfettamente allo
scopo. Egli lo vedeva vivo e parlante in quel ritratto, e la marea delle
memorie, per quell'illusione sensitiva, ascendeva lenta e travolgente
nel suo spirito mal sicuro ad appartarlo tragicamente nel passato: e
Paolo ricordava quando il Rebeschi, malato in fil di vita, gli aveva
mostrato, commosso dalle sue cure fraterne, il testamento prezioso nel
quale lo eleggeva suo erede universale: poi la convalescenza di Diego,
poi la violenta passione di lui per Fulvia, poi il prorompere della sua
cupa e silenziosa gelosia, dell'odio atroce per il cugino, della paura
delittuosa di vedersi tutto sfuggire dopo aver tanto sperato. E
ripensava quando il Rebeschi, guarito e felice, part con la giovine
vedova, con quella donna ch'egli avea cos vanamente desiderata durante
lunghi anni, per quel viaggio idiliaco in Isvizzera; e infine il ritorno
degli amanti, la conoscenza per un caso fortuito che il testamento
antico esisteva sempre: l'idea, la lotta disperata con la propria
sensibilit e con i vieti preconcetti morali, per imporsi la forza
d'agire, e poi... l'azione (era poi stata azione?), _il delitto_,
l'impunit sicura e gloriosa!

Un attimo, un unico attimo era bastato ad eseguire il suo piano
diabolico! Si sarebbe potuto credere che il destino avesse congiurato
insieme con lui per sopprimere l'uomo importuno; quand'egli, l su
l'altura solitaria di Nirano, aveva visto Diego spingersi su l'orlo
fatale, oscillare, cadere nella immane pozza di fango del vulcanetto,
aveva pensato sbito che una Volont superiore fosse intervenuta ad
ajutare la sua incerta volont. Ed egli l'aveva freddamente lasciato
perire, sordo e impassibile alle grida disperate, ai cenni mostruosi di
soccorso che gli rivolgeva il morituro!

  [Illustrazione]

Ecco, la memoria precisa del fatto rinasceva adesso in Paolo d'avanti
all'effigie del cugino, nell'ora prossima al raggiungimento "finale" del
suo Scopo, con una singolare evidenza di particolari:--Egli rivedeva
l'onda dei colli Emiliani, sotto il sole formidabile: una pallida
successione di dossetti brulli, senz'alberi, segnati a lunghi intervalli
dalle cupe macchie degli arbusti spinosi. Egli rivedeva l'insidiosa
conca dei vulcanetti di fango, d'un color livido, senza un ciuffo
d'erba, tempestata di monticoli umidicci, specie di pustole fredde
stillanti un denso liquor di cenere. Egli rivedeva sul cielo infiammato
il volo sollecito degli uccelli migratori, che gittavan le grida di
richiamo ai dispersi dell'aria, fuggendo senza posa la plaga inospitale.
Egli rivedeva infine l'orrida statua d'argilla, ch'era uscita per ben
due volte dalla pozza, dopo la caduta di Diego; una mano levata nel
vuoto e supplichevole, l'altra mano aggrappata all'orlo viscido
dell'abisso che si scalfiva e si sfondava nell'inutile stretta.

Tutte queste terribili cose egli rivedeva, distintamente, come in un
sogno, d'avanti al ritratto smunto della prima sua vittima; e rivedeva
anche (pi terribile d'ogni altra imagine!) la gran faccia rossa e
spaurita di Gianni Vesta, il rozzo compagno di caccia del cugino Diego,
quello ch'egli aveva lasciato cinicamente accusare e la Giustizia degli
uomini aveva ritenuto colpevole e condannato,--nel momento della iniqua
e altosonante sentenza!

"Sono innocente" aveva egli mormorato, abbassando lo sguardo a terra; ed
era partito barcollando tra i carabinieri impassibili, per la disperata
solitudine della cella carceraria!...

--Che i?--gli chiese con affetto Fulvia, avvicinandoglisi.

--Nulla,--le rispose seccamente Paolo, scotendosi, gittando l'albo su la
tavola.

--Mi sembri triste.

--E come non dovrei esserlo?--borbott egli sottovoce.

Ella non comprese.

--Sei crucciato forse con me, per averti oggi lasciato solo? Ma
cominciavi a far l'impertinente, e mi pareva un po' presto.

Fulvia disse queste parole con tanta grazia e con un tremito di voce
cos soave, ch'egli ne fu profondamente commosso.

--Oh! no, con te non son crucciato!--mormor Paolo, guardandola
appassionatamente.

Fulvia gli sorrise e si allontan. Quel breve dialogo affettuoso bast a
esilarare lo spirito rabbujato dell'rmoli: come sempre, la voce di lei
gli aveva suscitato nell'animo quell'ineffabile senso d'amore che tutto
lo trasformava; egli la segu con lo sguardo, malinconicamente, e prov
nel cuore, guardandola, una strana delizia.

--Ohe! ragazzi,--grid il duca, col suo fare paterno,--sar bene
incamminarci.

-- vero! Sono le sei e cinquanta!--disse l'Argenti, dopo aver guardato
l'orologio piccolissimo.

--Andiamo pure!--esclam Fulvia, tentando invano di reprimere un
profondo sospiro.

Paolo s'alz senza parlare; ajut la signora Argenti a indossare la
magnifica mantiglia, e usc per il primo dalla sala.

Alla porta eran ferme due carrozze chiuse, quella dell'Ateni e quella
del d'Alavo.

--Quattro in due carrozze,--disse questi,--bisogner dividerci.

--Sicuro. Vada lei con Fulvia, duca,--gli grid Paolo:--io e la marchesa
approfittiamo della sua.

Quando l'rmoli fu solo coll'Argenti, questa si affrett a dirgli con la
sua voce acuta e studiata di donnina galante che  parecchi anni da
farsi perdonare:

--Cugino ostinato, voi non volete dunque chiamarmi assolutamente col mio
nome...

-- vero--egli mormor--scusatemi; perch, vi confesso, sono un po'
turbato...

L'Argenti lo guard con istupore, non potendo capire quel turbamento in
Paolo rmoli: ma, non volendo importunarlo con una domanda,
prudentemente tacque. Siccome poi egli pure taceva ed ella non era
abituata al silenzio, cominci a parlare leggermente, saltando da un
argomento all'altro con la volubilit e l'amabilit delle signore
solite a sostenere una conversazione da salotto; parlava ancora mentre
la carrozza si fermava in piazza San Fedele alla porta del palazzo
Marino.

Il Serbelli e l'avvocato Maddaloni, che avevan gi salutato Fulvia e il
duca, si fecero incontro a lei, e il Serbelli le offerse il braccio per
entrare nel Municipio. La comitiva indugi alquanto nell'atrio,
discorrendo; fuori alcuni popolani s'eran fermati, curiosi di quel
matrimonio signorile e senza alcuna pompa, ad un'ora insolita, e
spingevan dentro gli sguardi ricercando in vano il bianco abbigliamento
della sposa.

Per togliersi a quella curiosit plebea, Paolo sollecit perch si
entrasse nella sala delle cerimonie; e vi si trov gi in aspettazione
l'assessore incaricato.

Questi salut il d'Alavo amico suo, poi il Maddaloni ch'era consigliere
comunale; quindi s'incominci la cerimonia nuziale. Essa fu celebrata in
mezzo al silenzio malinconico dei presenti: la voce nasale
dell'assessore, mentre leggeva gli articoli del codice, risonava triste
e monotona nella sala, risvegliando i cupi e prolungati echi delle
vlte. Paolo sembrava seccato, Fulvia commossa. Alla domanda
sacramentale se fossero contenti di sposare, l'rmoli rispose in fretta
"s", come a un importuno che volesse levarsi d'intorno; ella prima di
rispondere parve perplessa un istante, poi pronunci un "s" energico e
rapido che gli echi mormorarono a lungo. Quando Fulvia firm, la sua
mano tremava come durante il colloquio della giornata con Paolo.

Uscirono, e nell'atrio si scambiarono i saluti e gli auguri. La sposa
con apparente gajezza, ringraziando, strinse affabilmente la mano agli
uomini che le sciorinavano dei madrigali comuni, poi abbracci e baci
la marchesa che le susurr all'orecchio forse qualche parola audace da
farla ridere e arrossire insieme.

Paolo e Fulvia salirono finalmente nella _loro_ carrozza, fra le due ale
ingrossate dei curiosi, che ammiravano l'avvenenza superba di lei,
mormorando; e con un ultimo saluto dagli sportelli, partirono diretti
alla stazione.

La solitudine con la donna adorata, la fulgida prospettiva del piacere,
fors'anche il pensiero d'aver condotto a termine quell'odiosa cerimonia,
rianimarono Paolo: egli prese affettuosamente la mano di Fulvia e la
trasse alle labbra. Ma sentendola agitata da quel tremito nervoso che
prima aveva gi osservato e spiegato con la commozione del momento:

--Perch tremi cos, Fulvia?--le chiese.

--O' freddo!--ella rispose semplicemente.

Egli non dubit: le cinse le spalle con un braccio e la trasse a s cos
dolcemente, che Fulvia non fece un atto di resistenza e gli cadde col
capo sul petto. L'rmoli prese allora uno scialle e ve l'avvolse
accuratamente fino al collo: poi le ridomand:

--i freddo ancora, cos?

--No,--mormor Fulvia, ma non smise di tremare.

Allora l'idea cupa attravers il suo cervello: "Ella mi ama, ma  orrore
di me! Ella sospetta fors'anche sa _ogni cosa_."--"Debolezze!...
Atavismo!... Ci che nessuno sa e nessuno pu sapere,  come non fosse
mai avvenuto!" egli pens sbito.

Ritacquero.

Ora Paolo si sentiva invadere lentamente da un'onda di beatitudine, e
fremeva odorando quel sottile e noto profumo di lei, che riempiva la
piccola stanza d'un'aria molle e voluttuosa, come quella d'una serra in
primavera. Al suo pensiero ritornavano alcune parole di Teofilo Gautier:
_En amour souvent un fiacre vaut un bosquet de Cythre_, e sorrideva di
compiacenza e di orgoglio.

Quando furono nel _coup_ riservato del treno diretto a Como, Fulvia,
che sembrava stanca, si coric su i cuscini, appoggiando la testa al
petto di Paolo, e parve s'addormentasse; non dorm per mai. Egli si
chin una volta verso di lei e la baci leggermente su una guancia, ma
Fulvia non fece un movimento, non aperse neppur gli occhi.

Egli s'abbandon allora al suo pensiero: "_Ecco il Premio!_ Questa donna
non sarebbe mai stata mia ed io l' voluta e l' avuta. Io esco dalla
lotta per riposare la mia testa stanca sul seno di lei, e posso incidere
sul mio scudo il motto: _nec spe nec metu_: perch non  pi nulla da
sperare, e non  da temere che dalla mia conscienza, ed essa tace e
tacer, perch  salda, emancipata dei preconcetti volgari, ignara delle
paure ereditarie."

Un lampo d'entusiasmo lo abbagli: in quel silenzio notturno, che il
boato sordo del treno corrente rendeva tragico e solenne, il suo spirito
s'allargava, s che gli pareva di signoreggiare quell'oscuro regno del
Mistero con la potenza fatale del suo genio: oh! s, egli era ben
signore dell'Universo in quella sera fortunata, poich il dispregio suo
colpiva l'umanit intera, ed egli teneva una donna, tutta sua, che il
pregiudizio di casta gli avrebbe contesa; egli possedeva una ricchezza,
che aveva in onta alle leggi carpita; egli manteneva intatta e
incontrastata la sua riputazione, che a dispetto degli uomini e delle
sue azioni aveva saputa conservare. Era una luminosa vittoria contro la
Societ quella ch'ei celebrava, e la corona trionfale--eccola!...

Egli reclin gli occhi, e rimase a lungo fissando le chiome un po'
scomposte di Fulvia, quelle maravigliose chiome che avrebbero inondato
il candore dell'origliere nuziale, obliose e notturne come le acque del
Lete.


[Illustrazione]




[Illustrazione]




V.


Il lago tetro e nero simile a una gran pozza di pece stagnante, tra le
forme indecise dei monti, mandava dei foschi riflessi. Sotto gli obliqui
raggi della luna, gi al tramonto, Como, nell'anfiteatro basso de' suoi
colli, scintillava per una infinit di lumi, e pioveva nell'acqua morta
lunghe strisce d'oro a pena ondulate, che parevano, succedendosi
regolarmente, un colonnato moresco, sostegno paradossale della citt
addormentata su i liquidi abissi. Le lontananze opposte, come
annebbiate dalla luce lunare, disegnavano un paesaggio desolato tra le
erte e chiuse pendici, che soltanto a lunghi tratti il malinconico
luccicare di qualche lume perduto interrompeva.

Paolo e Fulvia eran gi arrivati alla loro villa in Borgovico, una villa
pallida e sontuosa, ereditata anch'essa dal cugino Rebeschi, e s'eran
ritirati nelle loro stanze.

Paolo, solo, svestitosi degli abiti da viaggio e indossata una serica
camicia da notte, nella trascurata eleganza, con cui si voleva
presentare nella camera di sua moglie, fumava alla finestra una
sigaretta, gli sguardi smarriti nella notte. Ora si sentiva stanco e
svogliato: quella spossatezza che assale coloro i quali, dotati
d'eccessiva imaginazione, n troppo a lungo stancato con essa un
desiderio, s'impadroniva di lui proprio nel momento in cui era presso a
sodisfarlo.

Ne' suoi pensieri involontar una sorda tristezza ondeggiava. Egli non
ne poteva trovare la cagione, poich questa era appunto laddove egli
meno lo sospettava: nella sicurezza del prossimo e inevitabile
sodisfacimento. Ancora: l'imprevedibilit degli episod, omai imminenti,
di quella notte tanto sospirata (il primo entrare nella stanza di
Fulvia, le prime parole, come si sarebbe appressato a lei, come
l'avrebbe posseduta, come l'avrebbe lasciata, quel complesso di piccole
scene, che si rappresentano ma non si posson preparare), deprimeva da un
altro lato vie pi il suo spirito, e gli toglieva ogni impulso per
varcare la breve soglia ond'era da lei diviso. La facolt d'amplificar
le imagini delle impressioni, propria dei temperamenti lirici, aveva su
di lui un potere dissolvente eccezionale: egli si trovava continuamente
in bala a un'alternativa incessante di speranze eccessive e di
esagerati scoraggiamenti; le quali speranze lo accompagnavan
costantemente fino al momento dell'azione, e gli scoraggiamenti lo
assalivan quand'egli proprio si trovava nell'assoluta necessit
d'operare. Cos l'azione riusciva di solito fiacca o disordinata, e il
pi delle volte susseguiva a questa un abbattimento morale per
l'insuccesso, dal quale non si poteva riavere che ideando altre e pi
fantastiche prove.

Allor che, anche senza suo merito, ma per il valido concorso delle
circostanze, otteneva il successo preveduto,--per lo stupore
s'abbandonava a un'esaltazione cos iperbolica, che il suo pazzo amor
proprio e la sua smodata ambizione lo riconducevan ben presto a
maggiori e pi acerbe delusioni. E questa disperata legge era stata la
costante di tutta la sua vita!

Appoggiato al davanzale, la sigaretta ormai spenta tra le labbra aride,
egli guardava in giro per il paesaggio notturno, ma spesso non
s'accorgeva di vedere: solo di quando in quando la sensazione si faceva
consciente, ed allora egli assorbiva da quella serenit una malinconia
obliosa e indefinita, che gli dava un senso di pesante riposo: il suo
spirito s'aggravava in quel mondo silenzioso e oscuro, e gli pareva di
concepire l'istante come non avesse pi alcun legame n con l'istante
passato, n con l'istante avvenire.

Ma la realit lo richiamava presto a' suoi pensieri: "Che faceva Fulvia,
mentre egli indugiava cos, aspettando un impulso? Si sarebbe svestita?
Forse si sarebbe gi coricata nel gran letto di palissandro profumato,
su cui ridea quella testa di fauno ch'egli ben conosceva? L'attendeva
ella ansiosa? Oh! Era indegna di lui quella titubanza puerile,--di lui
ch'era stato cos forte e che aveva cos intensamente desiderato il
corpo di quella donna!" Bisognava varcare quella porta socchiusa e
null'altro; e pure non sapeva decidersi a varcarla.

Egli per ispronarsi tentava d'imaginare il piacere che poteva
ripromettersi da quella notte d'amore; e la dolce imagine gli si
dissolveva tosto nelle piccole ma delicate difficolt, che avrebbe
dovuto vincere per procurarselo. Egli si sforzava a raccogliere tutti i
ricordi della dolce passione, grazie alla quale da pi di sei mesi avea
potuto del tutto assopire la disperata sua smania dell'impossibile, e
appena riusciva a rievocare qualche desiderio, che in quel momento gli
pareva passato e spento; a riandare dei timori, che, in quell'istante
come non mai, sentiva giganti e prepotenti nell'animo.

"L'amava ella? L'aveva amato? Chi lo poteva accertare? Egli no;
assolutamente no. Fulvia era stata cos strana e cos mutevole con lui
che qualche volta perfino gli era passato il dubbio ch'ella fingesse
l'amore. Ma perch fingere?" Questo dubbio altre volte solo accennato,
sorgeva durante l'indugio, con terribili apparenze di verisimiglianza:
il fatto medesimo di non aver chiesto lei, cos scrupolosa per il
passato nella sua fede cristiana, la celebrazione del matrimonio
religioso (fatto che altre volte egli aveva sostenuto come salda prova
di fiducia e di grande amore per lui), testimoniava ora contro questa
stessa fiducia e questo stesso amore. "Ella non l'amava!" Egli
concludeva la sua meditazione con questa frase desolata, e la concludeva
cos freddamente, apaticamente come tutto ci non dovesse per nulla
riguardarlo. Una freddezza, quasi ostile, contro Fulvia, sottentrava a
poco a poco alla infinita tenerezza di prima. Era cos anche questa
volta, come sempre: all'istante di conquistare un pallio, corso con
immenso ardore, egli si lasciava sorprendere dalla stanchezza e dalla
malavoglia e s'arrestava sfiduciato. Il Piacere era per lui, come
l'ombra sua: lo vedeva vicino finch non lo poteva raggiungere e gli
scompariva allorch stava per agguantarlo.

E come e quanto egli aveva amata e desiderata quella donna! Da anni egli
ne aveva ideato la conquista, ma come un sogno irrealizzabile, che si
architetta nella mente pel puro compiacimento d'imaginare l'impossibile;
l'aveva desiderata fin da quando la prima volta l'aveva vista al braccio
di Diego ad un ballo, in un voluttuoso abbigliamento chiaro da cui
prorompevano squisite carnosit del molle colore dell'avorio antico. La
contessa Ateni quella sera, tra gli uomini assiepati intorno, passava
sotto gli sguardi gravidi d'ammirazione, di bramosia, d'invidia, altera
e indifferente come una dea. Ed egli, siccome gli parve delle altre pi
impeccabile, non la pot pi scordare. Poi, dopo d'allora, l'aveva
seguita a lungo, forse involontariamente, senza una speranza e senza
pure un'illusione, pago e contento di godere quel poco che a tutti pu
concedere una bella donna: qualche stretta di mano, qualche sorriso,
qualche invito, un quarto d'ora di dilettantismo galante, uno sguardo.
Diego Rebeschi pareva amatissimo dalla giovine vedova: poneva in lei una
fiducia senza limiti. Per la incitazione amichevole del cugino, Paolo la
poteva frequentare con certa assiduit; ed era realmente superbo di
trascinar la sua miseria ben dissimulata in mezzo al lusso raffinato di
quella casa signorile. Poi il cugino era affogato, lass, durante una
partita di caccia, nella voragine di fango, e Paolo aveva avuto la
sodisfazione d'essere accolto tra la sottile schiera dei confortatori
col Serbelli, con l'Albenza, con due o tre altri intimi di casa. Gli
sembr allora per la prima volta che Fulvia potesse in un giorno vicino
o lontano, corrispondergli: egli era in un momento di auge: i suoi
articoli sul _Progresso_, articoli audaci, brillanti, popolari, gli
avevano creato una certa celebrit, di cui per qualche giorno pot
accontentarsi. Sper e non fu deluso. Con la morte del Rebeschi,--morte
_voluta_--egli eredit una cospicua fortuna, e poco dopo il sogno de'
suoi tempi di abjezione si vide per un caso singolarissimo
splendidamente e repentinamente avverato.

Fulvia era sua. La inarrivabile dama, che gli era apparsa per la prima
volta in una festa da ballo, l'attendeva discinta dietro quell'uscio
socchiuso: egli non doveva fare che due soli passi, ed era presso di
lei, signore e amante suo; due soli passi,--ma Paolo esitava a farli,
forse anche _aveva paura_ di farli.

Le chiese di Como sonarono una dopo l'altra, lentamente, le dodici:
quello squillo secco e prolungato di campane nel silenzio notturno aveva
un non so che di tragico e di solenne, che scosse Paolo dal suo tedio e
dalla sua immobilit: gli parve un richiamo, venutogli dal di fuori,
alle convenienze del momento ch'egli aveva dimenticate; quasi un
rimprovero della notte per la sua miserabile impotenza ad afferrare
anche quell'occasione di piacere, a sentire, fosse pure un attimo,
l'impulso della Materia, la voce della Natura, il richiamo semplice e
grande della sessualit.

Si lev in piedi: aveva negli occhi una luce fredda, vitrea; il volto
era pallido: le labbra contratte; i lineamenti atteggiati a
un'insensibilit orribile. Egli aveva, in quell'ora di crudele
irresolutezza, sofferto assai pi che i suoi pensieri desolati non
avessero potuto farlo soffrire: assai pi ch'egli medesimo non sapesse!
Si freg gli occhi, si stir, come si svegliasse allora da un pesante
letargo, e pronunciando la parola "Andiamo", forse per raccogliere quel
brandello di volont che gli rimaneva, s'avvi verso la stanza di sua
moglie.

Aperse pianamente l'uscio, rialz la cortina, non senza un resto di
titubanza, e spinse l'occhio nella ricca camera che, per la lampada a
smeriglio giallo, languiva in una soave penombra d'oro.

Il letto era vuoto, e ancora intatto: in torno nulla indicava che una
signora era entrata per passarvi la notte; n, per quanto egli girasse
lo sguardo, gli era dato di scorgere il cappello, il velo, la mantiglia
di Fulvia.

Impensierito, s'avanz d'un passo nella camera. Nessuno! Era vuota, n
si sarebbe detto che alcuno mai fosse stato, al freddo ordine che vi
regnava. Solo il fauno al sommo del capezzale, sotto il padiglione
azzurro, gli gittava in volto il suo ghigno scurrile di scherno, cos
come gli era apparso quand'era venuto per la prima volta, pieno l'animo
d'invidia e di rancore, a trovare in villa il dovizioso cugino.

Paolo si sofferm alquanto in mezzo alla camera, con gli occhi al suolo
e la fronte corrugata da una molesta idea: poi, quasi lo avesse spinto
una divinazione, si slanci verso la finestra che rimaneva nascosta dal
copioso panneggiato delle tende, rialz queste con un rapido movimento,
e si trov a faccia a faccia con Fulvia, tutta abbigliata come quando
erano discesi dalla carrozza, col velo bruno ancora steso sul bellissimo
volto.

--Che fai l?--chiese con voce un po' tremante l'rmoli.

Fulvia che lo fissava, mormor:

--Nulla. T'aspettavo.

--Cos?

--Cos.

Paolo tent un sorriso, che si decompose tosto in una smorfia nervosa.

--Perch mai?--chiese dopo una pausa.

Fulvia non rispose: non alz pure gli occhi.

--Ti senti forse male?

Ella fece cenno di no. Paolo corrug la fronte, quasi la domanda, che
prima le avea fatta, si fosse rivolta importuna contro di lui: e con
voce pi dolce riprese:

--Mi son fatto forse troppo attendere?

Fulvia lo riguard; ma questa volta con atto di stupore; poi scosse la
testa, e disse a voce ben chiara:

--Non so. Non ricordo neanche da quanto tempo io sia qui, a questa
finestra.

-- mezzanotte.

--Mezzanotte?!...

Paolo le prese le mani inguantate: la trasse cos dolcemente in camera:
ella non reag, si lasci da lui trascinare passivamente, e non ritir,
finch la tenda ricadde dietro di loro, le sue mani da quelle di Paolo.

--Non ti levi il cappello?... i guanti?...

--S.

Fulvia s'avvicin allo specchio, dove si tolse lentamente il tocco di
lontra, la ricca mantiglia e i lunghissimi guanti di Svezia; poi ravvi
alquanto i capelli, mentre Paolo in silenzio, curiosamente, la guardava.
In fine si volse, e, nell'eletto abito di seta scozzese, dalle larghe
maniche fluttuanti, che le modellava superbamente la taglia slanciata
del corpo, rimase ritta incontro a lui, con le mani intrecciate dietro
il dorso, quasi in atto di sfida.

In altra disposizione d'animo, l'rmoli le sarebbe gi caduto ai piedi,
implorando la spiegazione di quello strano suo contegno; ma in quel
momento, egli soggiogato ancora dai sentimenti di poc'anzi, non si mosse
e s'accontent di fissarla a sua volta freddamente.

Dentro di lui era un'impassibilit lucida e quasi burlesca. Quella
donna, ritta tragicamente in mezzo alla camera, quella donna _sua_,
incontestabilmente _sua_, che lo sfidava, gli parve grottesca e
ridicola.--Il solito dubbio si disegn nel suo pensiero, come l'ipotesi
pi plausibile di quel bizzarro atteggiamento di Fulvia; ma senz'alcuna
apparenza paurosa o minacciosa. S'ella anche sospettava la Verit, (come
e perch egli non sapeva), un tal sospetto doveva essere in lei cos
fragile, (poich non sostenuto da alcuna prova materiale), che sarebber
bastate poche sue parole per distruggerlo in un colpo. L'ora di
spiegarsi fra di loro era venuta? Tanto meglio. Paolo si sentiva pronto
ad affrontare la situazione con tutte le forze preziose del suo spirito.

--Paolo...--cominci Fulvia, incoraggita da quella sua freddezza--io
vorrei parlarti...

L'rmoli a queste parole divenne ancor pi pallido di quel che gi era;
ma non tent un sol movimento, nella sua dura impassibilit.

--Che cosa?... Parla,--egli disse, poich ella rimaneva interdetta a
guardarlo.

--Ascoltami. Io sono tua moglie, se non ancora in faccia a Dio, in
faccia agli uomini: sar tua, te lo giuro... sar tua--ripet--ma ora...
ora, non voglio... non posso...

L'rmoli fece un atto di stupore.

--Non chiedermene il perch,--soggiunse Fulvia subitamente;--verr
giorno che lo saprai, fors'anche presto... ma ora, se mi ami davvero
come tu dici, devi rispettare questo mio desiderio... devi
rispettarlo... Bada che da questo momento dipende tutta la felicit del
nostro avvenire!...

--S, s,--interruppe con sarcasmo Paolo;--non  affatto necessario che
tu insista cos; perch, te lo accerto, non v' pericolo alcuno ch'io
t'usi anche la bench minima violenza morale. Io lo rispetter. Solo
vorrei conoscere prima d'uscir di qui perch i tu accettato di sposarmi
quando sapevi di dovermi preparare questa niente gustosa scena conjugale
per la prima notte di matrimonio. E questo me lo dirai. Non  vero che
me lo dirai?

Ella lo guard, maravigliata di quel tono di voce aspro e sarcastico che
non aveva mai udito dalla sua bocca: e le contrazioni delle labbra di
lui, che volevan simulare un brutto sorriso, la fecero istintivamente
fremere. Si fece forza, e rispose con energia, agitando alquanto la
bella testa:

--S, sbito. Perch t'amavo.

--E allora?...--domand l'rmoli, sorridendo.

Poi soggiunse, ironicamente:

--Ah!  vero, questo non te lo devo chiedere. Lo sapr _un_ giorno,
fors'anche presto, ma ora non puoi, non vuoi...  vero!

Fece l'atto di uscire: ella quello di parlare, ma n l'uno si mosse, n
l'altra disse motto. Rimasero alcun tempo silenziosi, non osando pur di
guardarsi, seguendo ciascuno il corso dei propri pensieri. Paolo,
sempre pallidissimo, ma senza un fremito, risaliva la torbida corrente
del suo passato: Fulvia, agitata e convulsa, discendeva in vece quella
misteriosa del suo avvenire, e soffocava a stento la voce del cuore che
gi le parlava dolcemente di quell'uomo forse scellerato.

Alfine Paolo alz gli occhi verso di lei, la guard con le pupille
dilatate e fisse:

--Infine io avrei oggi il diritto di farti parlare. Il tuo contegno
verso di me  stato sempre cos strano e inesplicabile che anche prima
d'ora, oh! molte volte avrei voluto chiedertene il motivo: ma i tuoi
occhi eran cos belli che l'inchiesta mi moriva sempre su le labbra
sopraffatta dalle parole passionate. Che cos'i? Che cosa pensi di me?
Chi si frappone, come uno spettro, fra te e l'amor tuo? Io non so, non
trovo... So che in sei mesi dacch sono il tuo fidanzato non  avuto da
te un sol bacio; che oggi, tuo marito, mi vedo respinto dalla camera
nuziale, senza una ragione plausibile, per un motivo misterioso che mi
manifesterai forse _un_ giorno, se me lo manifesterai... Ora, dimmi,
confessalo: non  il diritto il domandarti che cosa celi mai nell'anima
tua per me, se  odio, ribrezzo, timore, diffidenza o che cosa di peggio
ancora; e di esigere anche una franca, un'aperta risposta?... In tutto
questo tempo i tu potuto dubitare un solo istante del mio affetto? Non
t' io dato tutte le prove, ond'era capace, per convincerti che fuor di
te nulla mi sorrideva al mondo? Oh! Io sono molto mutato da che t'
conosciuta!... Ebbene per l'amor mio, che tu devi ormai giustamente
apprezzare, parla, Fulvia, aprimi alfine la tua anima; qualunque cosa
tu richiederai poi da me, ti giuro d'obedirti, come obedivo la mia
povera mamma... Ma ora parla...

L'rmoli si era commosso profondamente, parlando.

Spesso gli avveniva d'intenerirsi cos alle sue proprie parole,
fin'anche alle lacrime, a causa del subitaneo immedesimarsi de' suoi
sentimenti con la significazione esagerata delle sue parole.

--Ah! no,  impossibile!...--balbett Fulvia, come parlasse fra s.

Paolo le si appress, la prese per le spalle e con accento passionato:

--Perch? Perch, Fulvia?...--le chiese.

--Perch  impossibile!...

--Impossibile, no. Tu parlerai... tu devi parlare. Io non posso rimanere
sotto il peso di questo mistero... In nome di Dio, ti supplico di
parlare.

Fulvia, a queste ultime parole, si tolse bruscamente a lui, indietreggi
due passi, lo guard con una strana e forte espressione, come lo volesse
dominare con gli occhi:

--Vuoi dunque ch'io parli?--disse.

--S.

--Posso io affidarmi alla tua lealt, qualunque cosa ti domandi?

--S...

--Qualunque colpa ti ricordi?

--Che cosa vuoi dire?

--Rispondi: qualunque colpa io ti ricordi?

--S, s, per l'onor mio; ma, in nome del cielo, parla alfine...

Fulvia si appoggi al muro con le spalle.

--Diego... Diego...--cominci ella, ma la piena della commozione le
viet tosto di seguitare; Paolo ridivenne a un tratto freddo come
dianzi, la fiss sicuramente, e:

--Diego? Che cosa?--domand con la voce dura.

Fulvia alz gli occhi luccicanti, tent ripetutamente di parlare, poi
vedendo di non riuscire, s'abbandon, spossata, sopra una sedia, il capo
fra le mani tremanti, la gola strozzata da un singhiozzo.

L'rmoli, imperturbabile, aspett ch'ella si riavesse da
quell'accasciamento improvviso, poi riprese con un sogghigno:

-- per essere fedele alla memoria sua che mi ti sei contrastata cos?

--Ah! no, ascolta: non insultare. Ormai ti devo dir tutto: tu l'i
voluto... Ascoltami: non m'insultare. Io  sospettato...

--Che cosa?

--... di te...

--Di me?!...

Fulvia si lev in piedi.

--S, di te, di te. Oh! Dimmi ora che non  vero, dimmi che tu non sei
stato... che tu sei innocente... Dimmelo!...

--Ma io non ti capisco!--esclam Paolo, guardandola calmo, tranquillo,
sicuro.

Soggiunse poi, dopo una pausa, con voce severa, aggrottando le
sopracciglia:

--Tu i sospettato di me, per Diego?

--S,--mormor Fulvia, timidamente.

--i supposto forse che io...?!--riprese Paolo con maggior forza.

Fulvia accenn a pena col capo, affermando.

--Ah, Fulvia!...

Fu un grido di minaccia, fiero e sdegnoso, che usc dal petto del
giovine,--un grido che parve quello d'un'anima sinceramente e
profondamente offesa!

--Tutte, tutte uguali voi donne! Imbevute delle pi assurde
romanticherie, aperte ad ogni pi oltraggioso sospetto, vili, ipocrite,
maligne!... Dimmi dunque: dimmi: come i potuto sospettare di me? E
perch i sospettato cos? Quali indiz i avuti? Chi fu il tristo
che t'istill nel capo il dubbio odioso?... Dillo dunque, dillo!... E
perch i taciuto fino ad oggi? Perch m'i accolto e lusingato, se
nudrivi nel tuo cuore un cos torbido concetto di me? Perch?...
Dillo, via; dillo!... Taci, eh? Non i da dire una parola in tua
giustificazione?!... Io lo capisco. Tu non i avuto indiz; nessuno ti 
ispirato quel sospetto, perch nessuno avrebbe osato anche di pensare
una cosa simile! Sei stata tu sola che i concepito il sospetto, che
l'i covato, e conservato gelosamente in te, come una tua preziosa
creatura! "Io ero povero, non  vero? O' ereditato da un parente ricco
un'ingente fortuna, non  vero? Sono io che l' ucciso!  naturale! 
logico!  ovvio che sia stato cos!"

Disse anche, con accento d'amaro rimprovero, con la voce tremula e
fioca:

--Ah, Fulvia, io non so se potr mai dimenticare questo terribile
momento della mia vita, non so se potr mai un giorno perdonartelo...
Per ora, addio!--E, cos dicendo, si rivolse sdegnato per uscire.

Fulvia l'aveva ascoltato, senza muoversi, gli occhi bassi verso il
suolo, il seno agitato da un anelito profondo e frequente. Pallida dalla
commozione, ella bevve le sue frasi pi che non le ud: erano ben le
discolpe aspettate, agognate, volute dall'anima sua quelle che Paolo
proclamava cos nella notte propizia! Ah, quel dubbio nefasto, insinuato
in lei da una lettera d'ignoto, nudrito poi nel cervello per due
anni,--che l'amore non aveva potuto estirpare dalle radici, che la bocca
non aveva mai osato proferire!... Finalmente era distrutto, rinnegato,
gittato nell'abisso tenebroso, ond'era uscito! Come, come ella avrebbe
potuto ancora dubitare, se Paolo affermava ci ch'ella proprio
desiderava?

--Frmati!--grid, stendendo le mani verso l'amato, come implorando.

Egli s'arrest; si volse; la vide, e comprese tutto. Ella gli and
incontro con gli occhi pieni di luce e le braccia aperte.

--Ah! Paolo mio, come il mondo  malvagio,--mormor appassionatamente; e
gli prese i polsi, e si diede a baciargli le dita a lungo, prona, curva
d'avanti a lui, come volesse, ella orgogliosa, con quell'atto umiliante
farsi perdonare tutti i torti che sentiva d'avere accumulati verso di
lui in quei due anni di sospetto e di silenzio.

Poi, vinta e felice, gli cadde, trasfigurata dalla gioja, tra le
braccia.


[Illustrazione]




[Illustrazione]




VI.


Quando Paolo rmoli usc dalla camera di sua moglie, albeggiava. Le
ombre fosche della notte si rifugiavano nelle valli e nei cespugli, e un
albore alabastrino si diffondeva lentamente sul cielo, dove resisteva
ancora, ad occidente, il palpito lieve di qualche stella solitaria. A
levante, sopra i monti, si distendevan delle bende diafane a lunghe
striscie del color di cenere sparsa, che si dissolvevano sbrandellandosi
nel chiarore invadente.

L'acqua metallica del lago pareva una deforme lama d'acciajo, caduta da
una mano gigantesca, che si fosse, per l'enorme peso, infossata nelle
montuosit circostanti.

Una gran pace signoreggiava quell'alba d'aprile: una gran pace vegetale,
drappeggiata di verde e profumata d'intense e squisite fragranze. L'Uomo
dormiva ancora inconscio in quel silenzio luminoso, poich non ancora un
accenno di vita attiva interrompeva l'immobilit pittoresca del
paesaggio: la luce soltanto cresceva, rapida e smorta, cresceva sempre,
invadendo le convalli tenebrose, disperdendo le ombre notturne,
scivolando per le pendici, ravvivando ogni colore.

Paolo si rec alla finestra della sua camera per refrigerare un po' la
fronte accesa: egli era stanco e languido per la rabbiosa notte d'amore
successa al dramatico diverbio. Egli aveva posseduta la donna desiderata
con tutto il trasporto della sua forte giovinezza, e pure sentiva
un'intima insodisfazione, una sgradevole oppressione d'animo, che gli
annunziavan come il piacere, che s'era ripromesso, non fosse stato
precisamente quello che aveva sentito.

In verit, egli aveva passato alcune ore sublimi, ma egli non altro
riusciva a pensare se non ch'esse erano trascorse irrimediabilmente
mentre le assaporava.

La brezza del mattino lo ravviv alquanto: quel sottile odore che si
sprigiona, quasi l'estremo sospiro della notte moribonda, prima della
levata del sole, sottile odore cos gravido di ricordi per chi l'
aspirato una sola volta in una memorabile condizion d'animo, venne in
buon punto a spronargli la fantasia come ai tempi della sua battagliera
adolescenza.

A poco a poco, dopo aver ordinatamente peregrinato per il passato
lontano, egli riprese il filo de' suoi pensieri ambiziosi. "Anche questa
volta sono stato forte! Era l'occasione di cadere, di tradirmi, di
lasciarmi sopraffare da' miei sentimenti, ed  vinto,  vinto ancora!
Sansone abbandon nelle mani di Dalila la sua testa e la sua forza, e si
lasci tagliar da lei le chiome poderose... La donna  sempre stata la
grande uguagliatrice degli uomini! Anche Fulvia poteva esser tale per
me, ma io, al contrario,  saputo strappare a lei la forza insieme con
quel sospetto, che poteva essere la mia rovina."

Sorrise di compiacenza a questo grandioso confronto, a lui favorevole.
Il paesaggio si animava: una vela era apparsa su l'acqua, qualche
contadino, vestito a festa, passava imbronciato e triste su la via
maestra: le campane di Pasqua risonavano da ogni parte; un romor sordo
di carrozze e di carri saliva cupamente da Como. Sul cielo s'era disteso
un tenerissimo vapor di rosa, come un drappo nuziale, e una luce calda
penetrava omai l'acuta valle del Lario, rifrangendosi su la superficie
appena crespata del lago in una confusa iridescenza di tinte vivaci.

Paolo percorse con l'occhio, un po' attonito, la ricca architettura
della sua villa; poi il folto del giardino, ombreggiato da rare e
splendide piante: e poi la strada su cui passavano le malinconiche
figure dei lavoratori, di codesti schiavi della civilt moderna, ai
quali  concessa la sola libert di morir di fame. Si recavano a pregare
e a magnificare il loro Dio spietato! Paolo non li compianse: parvero a
lui gli umili, i vinti, i predestinati al sacrificio. Quella vista gli
accarezz anzi lo spirito gonfio d'orgoglio: egli pens alla sua
indipendenza assoluta, alla sua ricchezza onnipossente, alla sua donna,
e gli sovvennero alcune parole dello Schopenhauer: "Alla sola condizione
d'esser ricchi, si  realmente _sui juris_; padroni del proprio tempo e
delle proprie forze, sicuri di poter dire ogni mattina: _la giornata mi
appartiene_."

Ed egli, alteramente, mentre il sole dorava del suo primo raggio le
creste dei monti, ne ripet l'ultima frase a voce alta: poi, accapponato
per il freddo mattutino, rinchiuse la finestra, cal le tende opache, e
nella spensierata e fittizia esultanza de' suoi pensieri lusingatori,
and a gittarsi voluttuosamente sul gran letto prezioso.

Un'ultima parola illumin ancora il pensiero di Paolo rmoli prima di
perdere affatto la conscienza nel sonno: "Vincitore!... Vincitore!..." E
tosto la tenebra lo avvolse.


[Illustrazione]




[Illustrazione]




VII.


Paolo si svegli di soprassalto, turbato da un sogno.--Il giorno non era
ancora alto. Egli aveva dormito soltanto due ore, ma in quelle due ore
quante imagini eran sorte nella sua mente, che turbinio di fantasmi
aveva popolato il suo riposo!

Egli guard l'ora, si stup d'aver dormito cos poco: quindi si lev a
sedere sul letto, e volle ricercare nella memoria l'ordine del sogno
fatto, la ragione del risveglio subitaneo e precoce. Solamente dei
lembi dispersi di sogno poteva ricostruire, dei brani incoerenti, delle
visioni fugaci senza alcun addentellato con altre visioni. Ricordava
d'aver parlato amichevolmente con Diego, che rideva di quel suo riso
aperto e buono, cos noto a lui; ricordava d'aver visto tra una folla
d'estranei o di dimenticati l'Albenza, il Maddaloni, la sua prima
amante,--una giovinetta povera, che avea sedotta e tradita--, sopra
tutto il Rinaldi del _Progresso_, che con insistenza l'aveva fissato
senza salutarlo; ricordava d'essersi smarrito in un appartamento
sconosciuto, pieno d'ombra e di mistero, e d'aver provato un senso di
invincibile terrore; ricordava infine (e questo ricordo era il pi
lucido e il pi inquietante) d'essersi trovato insieme alla sua povera
madre, che gli diceva con la voce angosciata, guardandolo severamente:

--Ah, Paolo, Paolo! E come i potuto far questo?--le identiche parole
con l'accento medesimo ch'egli aveva gi sentite pronunciar da lei molti
anni prima, quando per pagare una donna le aveva rubato del denaro dal
cassettone.

La memoria del fallo antico, rievocata, dal sogno turb profondamente lo
spirito di Paolo rmoli. Parvegli di vedere in quel lieve crimine
perpetrato nell'orbita familiare il primo sintomo d'una delinquenza
abjetta e grigia innata in lui, parvegli di riconoscere nel giovinetto
ladro la larva di s stesso, l'embrione profetico del vanitoso
Trionfatore presente. Uno scontento senza fine, come una nausea morale
s'impadron di lui. Tutte le sue teorie ribelli, che lo avevan fino
allora giustificato e inorgoglito, caddero in un colpo: il suo delitto,
le sue dissimulazioni, le sue stesse conquiste perdettero ogni virt e
ogni luce, precipitarono nelle tenebre dell'inconsciente, nel fango
d'una bassa perversit. Egli si sent ad un tratto mentitore volgare,
assassino volgare, volgare usurpatore di ricchezze altrui. Non era
dunque possibile ch'ei fosse veramente un qualunque criminale illuso nel
giudizio di s medesimo da una malsana vanit? E che diritto aveva egli
per distinguersi da tutti gli altri, per sottrarsi fuor dalla folla vile
di coloro, i quali al par di lui infrangevano bestialmente le leggi a
loro egoistico profitto? Forse perch aveva egli _ragionato_ il suo
crimine? Forse perch aveva negato ogni principio di Bene o di Male? O
perch s'era abilmente costrutto un sistema di sofismi ingegnosi a base
d'una scienza incerta e ambigua, con la scorta dei quali poteva
assolversi da ogni colpa? O in fine, perch era rimasto impunito, e
anzi, meglio, remunerato?--Che valore avevan dunque le giustificazioni
logiche e i resultati materiali per stabilire il carattere morale d'un
_fatto_?

"Non esiste una legge morale in Natura" disse l'rmoli, per rispondere
alla domanda importuna. "L'Etica come la Religione non sono altro che
gioghi ferrei imposti dai forti su le groppe dei fiacchi e dei timidi
per tenerli sotto; le azioni degli esseri viventi non sono per s stesse
n buone n malvage; sono bens utili o inutili secondo che servono o
meno a chi le  compiute. L'importante  adunque ch'esse siano utili,
che rispondano all'intento e allo scopo che le  mosse. Quando poi sono
utili, esse nno la loro ragion d'essere, e tanto basta. Discuterle 
vano; deplorarle,  sciocco; rinnegarle  da ingrato o da femmina
bigotta!"

Alz le spalle stizzosamente: rimase poi immobile con gli occhi fissi
nel vuoto, un po' inclinato in avanti, appoggiato coi gomiti su i
guanciali. Livido, sformato dalla stanchezza e dal disgusto, egli
sembrava cos in aspettazione d'un agguato, attento al pi piccolo
romore, stuzzicato dall'ansiet nelle pi intime fibre.

"Oh Paolo, Paolo! E come i potuto far questo?" ripet ancora la voce
interna, come nel sogno,--la voce angosciosa, che ricordava quella gi
udita molti anni addietro. Paolo pens, rabbrividendo: "Dio, se potesse
giudicarmi oggi mia madre! Con quali disperate parole e con che tragico
sguardo lo farebbe? E come oserei io d'affrontare il suo sguardo, di
sopportare le sue parole?!"

L'ipotesi gli s'impose. Nella semioscurit della stanza l'imagine
materna si venne a poco a poco disegnando, com'egli la riserbava
dall'ultimo anno di sua vita: bianca, curva, pallida e scarna, ma con
due occhi d'una inesprimibile vivezza, purissimi, freschi, simili agli
occhi d'una fanciulla. E questa imagine, efficace come un'allucinazione,
parve proferire di nuovo il desolato rimprovero: "Oh Paolo, Paolo! E
come i potuto far questo?" Era la voce della conscienza morale che con
occulta astuzia rivestiva quelle forme venerate per infondergli rispetto
e paura? O era semplicemente il residuo ingannevole del sogno, che agiva
sul suo cervello sonnolento come una suggestione? Certo  che quella
visione ideale o meglio quell'ipotesi figurata ebbe su Paolo rmoli
potere inatteso e formidabile. Un subitaneo schianto di tenerezza per
la madre morta, di dolore per le sofferenze che le aveva inflitte, di
rimorso per quelle assai pi crude che avrebbe potuto infliggerle
nell'ora presente, lo invest tutto, come un soffio di bufera. Egli
pieg sotto l'urto. Il rigoglioso fogliame della sua sapienza e della
sua vanit and miseramente divelto, si disperse per l'aria, quasi
oscurando il sole. E soltanto lo scheletro della sua profonda infelicit
rimase ritto, fermo, infrangibile nell'ombra; allampanato e nudo come
l'asta d'un pioppo devastato dal verno.

Che gli valeva tutta l'opera sua? Che miserrimo bene s'era dunque
conquistato, se bastava un fantasma a rigettarlo nella sua antica
desolazione? Perch aveva lottato? Perch aveva rinnegato ogni senso di
bont e di giustizia? Perch aveva ucciso? Ahi non per altro che per
possedere un tesoro affatto inutile, per irridere con un miraggio
illusorio alla sua sete inestinguibile di felicit! E non mai, come
oggi, la Felicit gli era apparsa cos lontana, cos alta nel mondo dei
sogni, cos inafferrabile per il suo braccio minuscolo o tremante!

" forse questa tenebra che m'infonde tanta mestizia?" si domand ad un
tratto Paolo rmoli.

Di fatti la camera, per le imposte chiuse, era perfettamente oscura. Sol
qualche filo sottilissimo di luce sfuggiva dalle connessure e si perdeva
nell'ombra interna.

Egli discese dal letto, e a piedi scalzi si rec ad aprir le imposte. La
luce fece impeto nella stanza. Ogni cosa comparve ed avvamp in
quell'inondazione di sole primaverile. Paolo dovette alzare per poco le
mani d'avanti agli occhi, abbacinato come fu dall'improvviso passaggio
dall'oscurit alla luce piena.

Spalanc anche le vetrate. Su la strada i contadini, reduci dalla Messa
e dall'osteria, ritornavano verso casa a crocch di tre, di quattro
insieme, tenendosi stretti a braccio a braccio, ridendo, scherzando
ruvidamente tra loro, alcuni cantando a mezza voce le canzoni
tradizionali dei coscritti. Di l della strada nello spiazzo degli olmi
prossimo al lago, una comitiva numerosa giocava alle bocce sollevando un
chiasso enorme; scintillavano su una tavola, all'ombra degli alberi, le
bottiglie e i bicchieri colmi del buon vino oblioso--la posta del
giuoco.

Da quella folla d'uomini meschini, d'umili diseredati, una grande
festivit, un soffio d'allegria sonora si diffondeva per il paesaggio,
illustrato dal pi limpido sole.

Era la Gioja di Vivere che fremeva su la Terra; la gioja degli uomini
semplici, abituati al lavoro assiduo, condannati a una schiavit eterna,
per quel giorno di riposo e di libert. Che valevano i ricordi del d
innanzi o le aspettazioni del domani, al confronto delle sensazioni
presenti?

Gli uomini semplici,--che non riflettono su le loro fatiche e su l'ozio
altrui,--che non spingono gli sguardi paurosi nelle tenebre del futuro o
nella bieca luce del passato,--che vivono e voglion vivere di pane e
d'amore, senza orpelli rappresentativi, senza invidie e senza
ambizioni,--gli uomini semplici eran l d'avanti all'Insaziabile, livido
di scontento e di tedio, accomunati e stretti da una fraterna
inconscienza, esaltati da un'unica giocondit.

Alla sacra festa degli uomini semplici rispondeva il sorriso della
Natura immortale. La giornata era superba, pura come un cristallo; nel
mezzo del lago un'immensa incrostazione argentea, di un lusso favoloso,
si stendeva magnificamente tra il pallore incandescente, appena
azzurrato, dell'acque senza ombre. Su i monti boscosi, dalle vette
tappezzate d'erbe, i villaggi felici scintillavano; e dovunque,--su le
acque chiare, per le pendici ridenti--si celebrava il Trionfo della
Vita, di quella Vita oscura, continua e incommutabile che pare una
maledizione agli uomini attossicati da malsane ideologie, ed  il pi
alto e maraviglioso portento del Mistero universale.

Paolo, appoggiato al piano della finestra, guardava attonito il solenne
spettacolo. Era l al conspetto suo, sebbene fuori di lui, la Felicit
agognata; era l tra la folla vile e spregevole, nel cuore degli umili e
degli abietti, tra il fervore organico e basso della Vita fisica.

Oh, come e quando avrebbe egli avuto un'intera giornata di pace e di
contento?... Mai, mai, mai, qualunque onore, qualunque ricchezza,
qualunque donna gli fosser venuti in potest. Il dolore era in lui,
insito ed invincibile, quasi una condanna della Natura per lo spirito di
ribellione che gli fremeva dentro, contro le leggi e le disposizioni
della sua oscura sovranit.

"_La giornata m'appartiene_" mormor l'Immorale, ricordando le parole
del filosofo. Sorrise di sarcasmo contro s medesimo, torcendosi le mani
nervosamente intrecciate. Ahim, anche il tempo era per la tristizia sua
un tesoro inutile e gravoso!

Fu allora che improvvisamente il Demone del suicidio batt di nuovo,
come nei giorni terribili della miseria, alla porta del suo pensiero.
Perch vivere cos? Perch ostinarsi a inseguire l'inarrivabile? Perch
non voler morire quando la Morte era per lui l'unica liberatrice,
l'apportatrice benigna del riposo e della libert?

Egli sent confusamente che il suo organismo si ribellava all'idea. Egli
sent che questa _volont_ era inetta a farlo agire, che rimaneva timida
e chiusa nel dominio delle ipotesi irrealizzabili. La morte altrui
l'aveva ben potuta volere ed eseguire: la sua, no, mai, perch egli era
debole, vile, legato alla catena della sua carne miserabile, servo del
suo egoismo animale come un qualunque bruto!

Paolo ebbe a quest'idea un moto di ribrezzo contro s stesso, che gli
sform le linee mobilissime del viso.

--Paolo! Buon giorno, ben alzato!--grid d'un tratto una voce feminile
nel giardino sottostante.

Egli reclin gli occhi dalla parte d'onde la voce proveniva. L presso
un'ajuola di rose, nella piena luce solare, Fulvia in un civettuolo e
chiaro abito da mattino un po' succinto, tutto a fiorami e a rigonf,
stava discorrendo col giardiniere, un antico e fedel servo di casa
Rebeschi, ne' cui sguardi Paolo aveva pi volte sorpreso
un'inesplicabile antipatia per il nuovo padrone. La donna, ritta, alta
di tutta la persona, formosa e pure evanescente nelle larghe pieghe del
tessuto, teneva in mano un gran mazzo di rose appena clte; e il
vecchio, chino su l'ajuola feconda, glie ne veniva porgendo delle altre
con la mano ruvida e tremante, sorridendole umilmente a ogni offerta. La
sua canizie, come egli si curvava, assumeva al sole la lucentezza
torbida e dolce dell'alluminio; mentre Fulvia biondissima e cos
vestita, spiccando su lo sfondo cupo della pineta, aveva l'aspetto
d'un'imagine leziosa su un arazzo dello scorso secolo.

--Ben alzato!--ripet Fulvia, quando il suo sguardo s'incontr con
quello attonito del marito.

Paolo la vide; vide anche il vecchio odioso, che levava il capo verso la
finestra. Si ritrasse sbito senza rispondere al saluto, preso da una
viva irritazione.

Fu la vista del vecchio che l'irrit? O la conscienza immediata del suo
disordine mattutino in conspetto dell'amata? O la tema d'essersi
lasciato sorprendere la smorfia di ribrezzo che gli deturpava il viso, e
l'angoscioso pensiero nelle rughe profonde della fronte?

Egli si ritrasse indietreggiando, e mormor una bestemmia breve
nell'atto di rinchiudere rapidamente le vetrate.

Poi ritorn verso il letto, e, contro ogni volont, egli s'accinse a
vestirsi, a rimettersi la maschera infame, a camuffarsi degnamente, come
soleva ogni mattina, per rappresentare fra gli uomini la sua parte
tirannica nella comedia della vita: egli nato per trionfare, nato per
soggiogare, per abbattere, come gli animali di rapina: egli, _felis
homo!_


_Blevio, settembre 1889._


[Illustrazione]




       *       *       *       *       *


Nota del Trascrittore:


L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute. Sono
stati corretti i seguenti refusi (le correzioni sono nella riga
sottostante).

  che son prodotte dall'infiuita variet
  che son prodotte dall'infinita variet

  entrambi dal ristorante
  entrambi dal ristorante.

  elle era scomparsa, s'alz, corse difilato
  ella era scomparsa, s'alz, corse difilato

  --Mi amerai molto... non avrai per
  "--Mi amerai molto... non avrai per

  L'Ermoli offerse la bibita a tutti, chiacchier
  L'rmoli offerse la bibita a tutti, chiacchier

  sembr allora per la prima volta che
  sembr allora per la prima volta che

  cos fragile), poich non sostenuto da
  cos fragile, (poich non sostenuto da

  seguendo ciascuno il corso dei propr
  seguendo ciascuno il corso dei propri

  pensiero di Paolo rmoli prima di perdere
  pensiero di Paolo rmoli prima di perdere

  di Paolo rmoli. Parvegli di vedere
  di Paolo rmoli. Parvegli di vedere

  disse l'rmoli, per rispondere alla
  disse l'rmoli, per rispondere alla

  ebbe su Paolo rmoli potere inatteso
  ebbe su Paolo rmoli potere inatteso

  un tratto Paolo rmoli.
  un tratto Paolo rmoli.





End of the Project Gutenberg EBook of L'Immorale, by Enrico Annibale Butti

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'IMMORALE ***

***** This file should be named 28993-8.txt or 28993-8.zip *****
This and all associated files of various formats will be found in:
        https://www.gutenberg.org/2/8/9/9/28993/

Produced by Emanuela Piasentini and the Online Distributed
Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was
produced from images generously made available by The
Internet Archive/Canadian Libraries)


Updated editions will replace the previous one--the old editions
will be renamed.

Creating the works from public domain print editions means that no
one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
(and you!) can copy and distribute it in the United States without
permission and without paying copyright royalties.  Special rules,
set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark.  Project
Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
charge for the eBooks, unless you receive specific permission.  If you
do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
rules is very easy.  You may use this eBook for nearly any purpose
such as creation of derivative works, reports, performances and
research.  They may be modified and printed and given away--you may do
practically ANYTHING with public domain eBooks.  Redistribution is
subject to the trademark license, especially commercial
redistribution.



*** START: FULL LICENSE ***

THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK

To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
distribution of electronic works, by using or distributing this work
(or any other work associated in any way with the phrase "Project
Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
Gutenberg-tm License (available with this file or online at
https://gutenberg.org/license).


Section 1.  General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
electronic works

1.A.  By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
and accept all the terms of this license and intellectual property
(trademark/copyright) agreement.  If you do not agree to abide by all
the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.

1.B.  "Project Gutenberg" is a registered trademark.  It may only be
used on or associated in any way with an electronic work by people who
agree to be bound by the terms of this agreement.  There are a few
things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
even without complying with the full terms of this agreement.  See
paragraph 1.C below.  There are a lot of things you can do with Project
Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
works.  See paragraph 1.E below.

1.C.  The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
Gutenberg-tm electronic works.  Nearly all the individual works in the
collection are in the public domain in the United States.  If an
individual work is in the public domain in the United States and you are
located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
are removed.  Of course, we hope that you will support the Project
Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
the work.  You can easily comply with the terms of this agreement by
keeping this work in the same format with its attached full Project
Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.

1.D.  The copyright laws of the place where you are located also govern
what you can do with this work.  Copyright laws in most countries are in
a constant state of change.  If you are outside the United States, check
the laws of your country in addition to the terms of this agreement
before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
creating derivative works based on this work or any other Project
Gutenberg-tm work.  The Foundation makes no representations concerning
the copyright status of any work in any country outside the United
States.

1.E.  Unless you have removed all references to Project Gutenberg:

1.E.1.  The following sentence, with active links to, or other immediate
access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
copied or distributed:

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org

1.E.2.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
and distributed to anyone in the United States without paying any fees
or charges.  If you are redistributing or providing access to a work
with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
1.E.9.

1.E.3.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
with the permission of the copyright holder, your use and distribution
must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
terms imposed by the copyright holder.  Additional terms will be linked
to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
permission of the copyright holder found at the beginning of this work.

1.E.4.  Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
License terms from this work, or any files containing a part of this
work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.

1.E.5.  Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
electronic work, or any part of this electronic work, without
prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
active links or immediate access to the full terms of the Project
Gutenberg-tm License.

1.E.6.  You may convert to and distribute this work in any binary,
compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
word processing or hypertext form.  However, if you provide access to or
distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
form.  Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
License as specified in paragraph 1.E.1.

1.E.7.  Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.

1.E.8.  You may charge a reasonable fee for copies of or providing
access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
that

- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
     the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
     you already use to calculate your applicable taxes.  The fee is
     owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
     has agreed to donate royalties under this paragraph to the
     Project Gutenberg Literary Archive Foundation.  Royalty payments
     must be paid within 60 days following each date on which you
     prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
     returns.  Royalty payments should be clearly marked as such and
     sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
     address specified in Section 4, "Information about donations to
     the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."

- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
     you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
     does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
     License.  You must require such a user to return or
     destroy all copies of the works possessed in a physical medium
     and discontinue all use of and all access to other copies of
     Project Gutenberg-tm works.

- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
     money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
     electronic work is discovered and reported to you within 90 days
     of receipt of the work.

- You comply with all other terms of this agreement for free
     distribution of Project Gutenberg-tm works.

1.E.9.  If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
your equipment.

1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal
fees.  YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
PROVIDED IN PARAGRAPH F3.  YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
DAMAGE.

1.F.3.  LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
written explanation to the person you received the work from.  If you
received the work on a physical medium, you must return the medium with
your written explanation.  The person or entity that provided you with
the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
refund.  If you received the work electronically, the person or entity
providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund.  If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law.  The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

1.F.6.  INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at https://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
https://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at https://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit https://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including including checks, online payments and credit card
donations.  To donate, please visit: https://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     https://www.gutenberg.org

This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
